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Il libro che guida la preghiera della Chiesa e risveglia la memoria della Pasqua |
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Venerdì 21 vengono presentati a Roma tre volumi editi da Città Nuova, Libreria Editrice Vaticana e Jaca Book: Messale delle domeniche e delle feste; L'anno di Dio. Una corona di grazia. Commento al nuovo Lezionario festivo anni A, B, C; Preghiere del cristiano. Pubblichiamo la presentazione ai primi due volumi, a firma rispettivamente di Inos Biffi - autore del secondo e curatore degli altri due - e di Stefano Maria Malaspina.
di Inos Biffi
Tra tutti i libri liturgici il Messale, col Lezionario, tiene il primo posto. Esso ispira e guida la preghiera della Chiesa che celebra l'Eucaristia. Le sue formule, antiche e nuove - a cominciare da quella più veneranda che è il canone, o anafora - risvegliano nella Chiesa la memoria della Pasqua. Anzi, tramite la grande prece e in virtù dello Spirito Santo, nell'Eucaristia diviene presente il Corpo e il Sangue del Signore, e la comunità cristiana - la plebs sancta - entra in comunione col sacrificio della croce.
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di Stefano Maria Malaspina
Tra le forme con cui la Chiesa è nel mondo segno visibile di Cristo risorto e annuncio di speranza all'uomo, la più frequente e la più diffusa è senza dubbio la preghiera liturgica. In essa, e "specialmente nel divino Sacrificio dell'Eucaristia, "si attua l'opera della nostra redenzione"" (Sacrosanctum Concilium, 2), e da essa sono suggeriti ai fedeli le parole e i gesti perché esprimano e manifestino nella propria vita il mistero di Cristo e la natura della vera Chiesa.
La liturgia è il linguaggio semplice e profondo con cui la comunità dei battezzati si fa intendere e si presenta come realtà "umana e divina, visibile, ma dotata di realtà invisibili, fervente nell'azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e, tuttavia, pellegrina; tutto questo in modo che ciò che in lei è umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all'invisibile, l'azione alla contemplazione, la realtà presente alla futura città verso la quale siamo incamminati (cfr. Ebrei 13, 14)" (ibidem).
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Lo stemma Episcopale del nostro Vescovo S.E.R. Mons. Ambrogio Spreafico.
Descrizione dello stemma episcopale
Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:
- uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all'ambiente di vita, o ad altro;
- una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;
- un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall'altro in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;
- un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero. Nel nostro caso si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell'araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro.
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Servitore di una liturgia cosmica |
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Il volume Omelie. L'anno liturgico narrato da Joseph Ratzinger, Papa (Milano, Scheiwiller, 2008, pagine 280, euro 18) viene presentato mercoledì 5 novembre a Roma nella Sala del Cenacolo di Palazzo Valdina da Sandro Bondi, ministro italiano per i Beni e le attività culturali, dal cardinale vicario emerito della diocesi di Roma - del quale anticipiamo l'intervento - e dal curatore del libro di cui pubblichiamo la prefazione.
di Sandro Magister
Le omelie liturgiche sono una vetta del pontificato di Benedetto XVI. La meno frequentata e conosciuta. Di lui hanno fatto notizia e rumore la lezione di Ratisbona, il libro su Gesù, l'enciclica sulla speranza. Molto meno, pochissimo, le prediche che egli rivolge ai fedeli nelle messe che celebra in pubblico. Eppure, senza le omelie, il magistero di questo Papa teologo resterebbe incomprensibile. Così come senza di esse non si capirebbero un san Leone Magno, il primo Pontefice di cui sia giunta a noi la predicazione liturgica, un sant'Ambrogio, un sant'Agostino, tutti quei grandi pastori e teologi, colonne della Chiesa, che Joseph Ratzinger ha per maestri.
Anzitutto le omelie sono quanto di più genuino esce dalla mente di Papa Benedetto. Le scrive quasi integralmente di suo pugno, talvolta le improvvisa. Ma soprattutto imprime in esse quel tratto inconfondibile che distingue le omelie da ogni altro momento del suo magistero: il loro essere parte di un'azione liturgica; anzi, esse stesse liturgia.
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