L'apertura a Fabriano della sessantunesima Settimana liturgica nazionale

Aperta a Fabriano la sessantunesima settimana liturgica nazionale dedicata a "Eucaristia e condivisione. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6, 11)" che si concluderà il 27 agosto. Pubblichiamo ampi stralci della relazione introduttiva del cardinale patriarca di Venezia.
  

di Angelo Scola

Nel titolo della relazione - Eucaristia per la vita quotidiana - introduttiva ai lavori della sessantunesima Settimana liturgica nazionale, la preposizione per che unisce le due parti apre una strada feconda di riflessione. Il per dice, infatti, l'intrinseco dono dell'evento salvifico di Gesù Cristo fatto agli uomini. Egli, infatti, si è fatto uno come noi, in tutto simile tranne che nel peccato, è morto e risorto e ha donato il Suo Spirito, per noi e per la nostra salvezza.
Ma perché possa emergere in tutta la sua potenza il valore di questo per come trait d'union tra l'Eucaristia e la vita quotidiana, è necessario dire una parola su entrambi questi termini:  Eucaristia e vita quotidiana.

 

Norme per la celebrazione delle Esequie

In attesa che la Conferenza Episcopale Italiana renda pubblico il nuovo Rito delle Esequie, con il Decreto del Vescovo Ambrogio Spreafico del 20 giugno 2010, sono state promulgate in modo
provvisorio e ad experimentum per un anno, le Norme diocesane per la celebrazione delle Esequie.

1. Le Esequie cristiane siano richieste al Parroco direttamente dalla fa­miglia o dai congiunti più prossimi, e non dall’Agenzia funebre.

2. Spetta ai familiari e, non alle Onoranze Funebri, concordare con il parroco, l’orario e le modalità delle Esequie, degli ottavari, dei trige­simi, degli anniversari dei defunti.

3. Da parte dell’Agenzia si deve assolutamente evitare l’usanza di proporre ai parenti del defunto solisti o organisti per la celebrazione delle Esequie.

4. I familiari, se lo ritengono opportuno, possono consegnare un’offerta alla Parrocchia nelle mani del Sacerdote. In materia economica resta esclusa qualsiasi competenza dell’Agenzia nei confronti della Parrocchia.

5. Per l’annuncio della morte è bene educare i cristiani ad usare espres­sioni rispondenti alla nostra fede; parole capaci di mettere in evidenza, insieme al dolore, anche la speranza cristiana nella resurrezione.

6. Per quanto riguarda i manifesti della morte: si ribadisce l’inopportu­nità di stampare sui manifesti le immagini della Madonna o dei Santi (ad es. S. Pio da Pietrelcina ...), o dei Servi di Dio (ad es. Giovanni Paolo II .. ..), perché è Cristo che ci ha salvati dalla morte ed è a Lui che affidiamo la persona defunta.

7. Particolare attenzione deve essere data ai segni liturgici:

a. Se le Esequie si celebrano nella Chiesa Parrocchiale, si pone a capo del feretro solo il Cero pasquale, simbolo del Signore Risorto (cfr. Rito delle Esequie, n. 59).
b. Sul feretro, non ricoperto da alcuna coltre funebre, si può porre la Bibbia o l’Evangeliario, segno della Parola di vita e della Resurre­zione (cfr. Rito delle Esequie, n. 59).

c. Le corone di fiori vanno lasciate fuori della Chiesa (cfr. Rito delle Esequie, n. 59), mentre è possibile deporre sulla bara o accanto ad essa il classico “Copri cassa” .

d. L’aspersione e l’incensazione, richiamo del battesimo e segno del rispetto per il corpo di un cristiano che è stato tempio dello Spirito Santo, sono gesti di congedo della comunità cristiana e sono obbli­gatori (cfr. Rito delle Esequie, n. 75).
8. Nella Messa esequiale si tenga una breve omelia che deve evitare la forma e lo stile dell’elogio funebre (cfr. Rito delle Esequie, n. 63; Or­dinamento Generale del Messale Romano, n. 382). Deve essere soprattutto la Parola di Dio a proclamare il Mistero pasquale realizzato nel defunto, a donare la speranza di incontrarlo ancora nel Regno di Dio, a ravvivare la pietà e ad aprire alla testimonianza (cfr. Rito delle Esequie, n. 11). Tuttavia, è possibile ricordare con sobrietà la vita del defunto, so­prattutto in relazione alla vita cristiana (cfr. n.12 di queste Norme).

9. È opportuno tenere la Preghiera dei fedeli che non deve limitarsi a pregare per il solo defunto, ma deve abbracciare tutte le realtà ecclesiali e sociali. Nel caso in cui le invocazioni vengano preparate da parenti o da amici, il celebrante, prima della celebrazione delle Esequie, deve cono­scerle, correggerle ed ordinarle in modo corretto secondo le norme litur­giche.

10. Per quanto riguarda i canti è opportuno eseguire i più comuni, che dovrebbero rispondere, per contenuto, alla fede professata. Si deve comunque evitare di escludere l'assemblea dalla partecipazione piena all’Eucarestia.

11. Dopo il Commiato, il celebrante può pronunciare eventuali parole di cristiano saluto nei riguardi del defunto (cfr. Rito delle Esequie, n. 74).

12. Gli altri tipi di interventi (parenti,amici, autorità, ecc.) sono vie­tati in Chiesa, ma possono essere tenuti fuori da essa, ad es. nella piazza davanti alla Chiesa o al Cimitero.

13. Dove c'è l'usanza che il Sacerdote accompagni il defunto al ci­mitero, sarebbe opportuno mantenerla (cfr. Rito delle Esequie, nn. 80-­90). Se invece ciò non è più in uso le preghiere al cimitero, eccetto la benedizione del sepolcro, possono essere pronunciate, secondo l’op­portunità o l’esigenza pastorale, anche da un laico (cfr. Rito delle Ese­quie, n. 81).

14. Per i funerali in caso di cremazione si osservino, fino all’uscita del nuovo Rito delle Esequie, le indicazioni della CEI, contenute nel «Sussidio pastorale in occasione della celebrazione delle esequie “Pro­clamiamo la tua Risurrezione"» pp. 113-148.

   

Celebrazione eucaristica "origine" e "fine" dell'adorazione

Aggiornamento dei Ministri Straordinari della Comunione 2010.
comunione1.jpgIl titolo di questi incontri ne indica chiaramente il contenuto: vogliamo riflettere sul legame che esiste tra l’adorazione eucaristica e la celebrazione dell’Eucaristia (la Messa), nella convinzione che proprio questo legame ci consente di delineare in maniera adeguata la fisionomia dell’adorazione[1]. A questo scopo, assumiamo come filo condut­tore un testo di G. Moioli, dal titolo Il mistero dell’Eucari­stia[2], che riproduce la predicazione tenuta durante un corso di esercizi spirituali, ormai 25 anni fa. Si tratta, però, di una predicazione che porta l’impronta di una rigorosa rifles­sione teologica e mantiene sostanzialmente la propria attua­lità. La fisionomia dell’adorazione eucaristica viene sinteti­camente tratteggiata in questi termini:“L’adorazione dell’Eucaristia, al di fuori della cele­brazione, è un rivivere personalmente, silenziosamen­te, il senso della celebrazione del mistero… Per questo l’adorazione eucaristica non è, per sé, una pre­ghiera ‘comunque’ davanti all’Eucaristia, non è un pensare o un meditare generico davanti all’Eucaristia; è, piuttosto, un mettersi davanti all’Eucaristia ricollo­cando questa presenza nel suo contesto [il contesto della celebrazione] e lasciandosi interpellare, provo­care dal suo significato”[3].

L’adorazione, dunque, è un sostare, un pregare, un medi­tare che deriva dalla celebrazione, prende forma dalla cele­brazione e rimanda alla celebrazione. L’adorazione ci invita a lasciarci formare dal mistero che abbiamo celebrato, di­stendendo, personalizzando e interiorizzando ciò che, in ma­niera concentrata, è avvenuto nella celebrazione.
Da queste indicazioni introduttive, ricaviamo i tre punti della nostra riflessione: raccogliamo anzitutto qualche osser­vazione sull’atto del “vedere l’ostia”, che diventa - più profondamente - un guardare il mistero (1.)[4]; ci chiediamo cosa significhi lasciarsi formare dal mistero (2.); consideriamo in­fine gli atteggiamenti con cui lasciarci formare dal mistero, ponendoci di fronte a esso in modo disteso (3.).

  
   

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