L'apertura a Fabriano della sessantunesima Settimana liturgica nazionale
Aperta a Fabriano la sessantunesima settimana liturgica nazionale dedicata a "Eucaristia e condivisione. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6, 11)" che si concluderà il 27 agosto. Pubblichiamo ampi stralci della relazione introduttiva del cardinale patriarca di Venezia.
Nel titolo della relazione - Eucaristia per la vita quotidiana - introduttiva ai lavori della sessantunesima Settimana liturgica nazionale, la preposizione per che unisce le due parti apre una strada feconda di riflessione. Il per dice, infatti, l'intrinseco dono dell'evento salvifico di Gesù Cristo fatto agli uomini. Egli, infatti, si è fatto uno come noi, in tutto simile tranne che nel peccato, è morto e risorto e ha donato il Suo Spirito, per noi e per la nostra salvezza.
Ma perché possa emergere in tutta la sua potenza il valore di questo per come trait d'union tra l'Eucaristia e la vita quotidiana, è necessario dire una parola su entrambi questi termini: Eucaristia e vita quotidiana.
Norme per la celebrazione delle Esequie
1. Le Esequie cristiane siano richieste al Parroco direttamente dalla famiglia o dai congiunti più prossimi, e non dall’Agenzia funebre.
2. Spetta ai familiari e, non alle Onoranze Funebri, concordare con il parroco, l’orario e le modalità delle Esequie, degli ottavari, dei trigesimi, degli anniversari dei defunti.
3. Da parte dell’Agenzia si deve assolutamente evitare l’usanza di proporre ai parenti del defunto solisti o organisti per la celebrazione delle Esequie.
4. I familiari, se lo ritengono opportuno, possono consegnare un’offerta alla Parrocchia nelle mani del Sacerdote. In materia economica resta esclusa qualsiasi competenza dell’Agenzia nei confronti della Parrocchia.
5. Per l’annuncio della morte è bene educare i cristiani ad usare espressioni rispondenti alla nostra fede; parole capaci di mettere in evidenza, insieme al dolore, anche la speranza cristiana nella resurrezione.
6. Per quanto riguarda i manifesti della morte: si ribadisce l’inopportunità di stampare sui manifesti le immagini della Madonna o dei Santi (ad es. S. Pio da Pietrelcina ...), o dei Servi di Dio (ad es. Giovanni Paolo II .. ..), perché è Cristo che ci ha salvati dalla morte ed è a Lui che affidiamo la persona defunta.
7. Particolare attenzione deve essere data ai segni liturgici:
a. Se le Esequie si celebrano nella Chiesa Parrocchiale, si pone a capo del feretro solo il Cero pasquale, simbolo del Signore Risorto (cfr. Rito delle Esequie, n. 59).c. Le corone di fiori vanno lasciate fuori della Chiesa (cfr. Rito delle Esequie, n. 59), mentre è possibile deporre sulla bara o accanto ad essa il classico “Copri cassa” .
d. L’aspersione e l’incensazione, richiamo del battesimo e segno del rispetto per il corpo di un cristiano che è stato tempio dello Spirito Santo, sono gesti di congedo della comunità cristiana e sono obbligatori (cfr. Rito delle Esequie, n. 75).
9. È opportuno tenere
10. Per quanto riguarda i canti è opportuno eseguire i più comuni, che dovrebbero rispondere, per contenuto, alla fede professata. Si deve comunque evitare di escludere l'assemblea dalla partecipazione piena all’Eucarestia.
11. Dopo il Commiato, il celebrante può pronunciare eventuali parole di cristiano saluto nei riguardi del defunto (cfr. Rito delle Esequie, n. 74).
12. Gli altri tipi di interventi (parenti,amici, autorità, ecc.) sono vietati in Chiesa, ma possono essere tenuti fuori da essa, ad es. nella piazza davanti alla Chiesa o al Cimitero.
13. Dove c'è l'usanza che il Sacerdote accompagni il defunto al cimitero, sarebbe opportuno mantenerla (cfr. Rito delle Esequie, nn. 80-90). Se invece ciò non è più in uso le preghiere al cimitero, eccetto la benedizione del sepolcro, possono essere pronunciate, secondo l’opportunità o l’esigenza pastorale, anche da un laico (cfr. Rito delle Esequie, n. 81).14. Per i funerali in caso di cremazione si osservino, fino all’uscita del nuovo Rito delle Esequie, le indicazioni della CEI, contenute nel «Sussidio pastorale in occasione della celebrazione delle esequie “Proclamiamo la tua Risurrezione"» pp. 113-148.
Celebrazione eucaristica "origine" e "fine" dell'adorazione
L’adorazione, dunque, è un sostare, un pregare, un meditare che deriva dalla celebrazione, prende forma dalla celebrazione e rimanda alla celebrazione. L’adorazione ci invita a lasciarci formare dal mistero che abbiamo celebrato, distendendo, personalizzando e interiorizzando ciò che, in maniera concentrata, è avvenuto nella celebrazione.
Da queste indicazioni introduttive, ricaviamo i tre punti della nostra riflessione: raccogliamo anzitutto qualche osservazione sull’atto del “vedere l’ostia”, che diventa - più profondamente - un guardare il mistero (1.)[4]; ci chiediamo cosa significhi lasciarsi formare dal mistero (2.); consideriamo infine gli atteggiamenti con cui lasciarci formare dal mistero, ponendoci di fronte a esso in modo disteso (3.).
Altri articoli...
Pagina 11 di 31
<< Inizio < Prec. 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Succ. > Fine >>




