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Joseph Gélineau tra gregoriano e minimalismo
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Coinvolgere pienamente l'assemblea nella celebrazione attraverso il canto. Questa l'antica esigenza della comunità cristiana, recentemente rivitalizzata dal concilio Vaticano ii, alla quale Joseph Gélineau è stato capace di rispondere mantenendo un elevato livello artistico. La difficoltà in questa impresa era infatti quella di perseguire la semplicità senza scadere nel banale, di garantire la fruibilità evitando ammiccamenti.

Il gesuita, che ha dedicato tutta la vita al canto liturgico in particolare componendo numerosi salmi, è riuscito a evitare la deriva di un facile melodismo trovando una chiave linguistica moderna, evidenziando la stretta relazione che intercorre tra funzione rituale e forma musicale. Lo ha fatto utilizzando, filtrata e adattata, l'intuizione che i minimalisti americani negli anni Sessanta hanno sviluppato per emanciparsi dall'espressionismo astratto senza cadere nei tecnicismi dell'avanguardia europea:  la ripetizione. Si tratta, certo, di due percorsi autonomi, mossi da esigenze diverse e incrociatisi forse inconsapevolmente, ma non è un caso se i minimalisti sono riusciti a coinvolgere un enorme pubblico nelle loro meditazioni sonore così come Gélineau ha favorito la partecipazione attiva dell'assemblea al mistero celebrato.
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L'arte di celebrare il servizio liturgico
eucarestiadi Nicola Bux
Il sacerdote, per celebrare con arte il servizio liturgico, non deve ricorrere ad accorgimenti mondani ma concentrarsi sulla verità dell'eucaristia. L'Ordinamento generale del messale romano stabilisce:  "Anche il presbitero...quando celebra l'eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignità e umiltà, e, nel modo di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far percepire ai fedeli la presenza viva di Cristo". Il prete non escogita nulla, ma col suo servizio deve rendere al meglio agli occhi e agli orecchi, ma anche al tatto, al gusto e all'olfatto dei fedeli, il sacrificio e rendimento di grazie di Cristo e della Chiesa, al cui mistero tremendo possono avvicinarsi quanti si sono purificati dai peccati. Come possiamo avvicinarci a lui se non abbiamo il sentimento di Giovanni il precursore:  "è necessario che egli cresca e io diminuisca"(Gv 3, 20)? Se vogliamo che il Signore cammini con noi, dobbiamo recuperare questa consapevolezza, altrimenti priviamo dell'efficacia il nostro atto devoto:  l'effetto dipende dalla nostra fede e dal nostro amore.

Non è il sacerdote padrone dei misteri

Il sacerdote è ministro, non padrone, amministratore dei misteri:  li serve e non se ne serve per proiettare le proprie idee teologiche o politiche e la propria immagine, al punto che i fedeli si fermerebbero a lui invece che guardare a Cristo che è significato dall'altare e presente sull'altare, e in alto sulla croce. Come ha ammonito recentemente il Santo Padre, la cultura dell'immagine in senso mondano segna e condiziona anche i fedeli e i pastori; la televisione italiana, a commento del discorso inquadrava una concelebrazione nella quale alcuni sacerdoti parlavano al telefonino. Dal modo di celebrare la messa si possono dedurre molte cose:  la sede del celebrante in molti luoghi ha decentrato croce e tabernacolo occupando il centro della chiesa, talvolta sovrastando per importanza l'altare, finendo per assomigliare ad una cattedra episcopale che nelle chiese orientali sta fuori dell'iconostasi, ad un lato ben visibile. Era così anche da noi prima della riforma liturgica.
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I pericoli da evitare nel presiedere la liturgia
Presiedere nel nome di Cristo significa servire. Questo servizio deve prendere forma concreta in un ethos presidenziale che richiede oggi alcuni "riposizionamenti" rispetto al passato. Ne sottolineiamo due principali.
Il primo "riposizionamento" concerne la maniera di articolare il rapporto tra la presidenza "nel nome di Cristo e della Chiesa" e l'appartenenza alla Chiesa stessa. Il presidente infatti deve manifestare che anch'egli fa parte della Chiesa, che egli è anzitutto un battezzato e che se Dio, attraverso il sacramento dell'ordine, gli ha conferito una responsabilità e un "potere spirituale" particolari nella Chiesa, ciò è sulla base dei sacramenti dell'iniziazione, grazie ai quali è diventato membro del "corpo di Cristo" e pietra viva del "tempio dello Spirito Santo". Del resto, unitamente alle esortazioni del Concilio riguardanti la "partecipazione attiva" del popolo cristiano, sono le condizioni culturali attuali a richiedere da lui che, lungi dal ridurre la sua funzione di presidente all'antica funzione di "intercessore", abbia cura di far pregare attivamente la comunità assieme a lui, di aiutarla a "disporsi" per l'
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Feste religiose in Diocesi. Orientamenti e norme
Le feste religiose in Diocesi.
Orientamenti e norme.
(2003)

 

Affido ai Voi Pastori d’anime questo documento che ritengo indispensabile, per proporre ai nostri fedeli l’identità delle feste religiose e per promuovere un impegno culturale nuovo nella pietà popolare.
Ve lo affido con molta trepidazione ma con altrettanta speranza perché ne possiate far partecipi i Consigli pastorali vicariali e parrocchiali con l’intento di restituire un volto religioso alle nostre feste.

Le suggestioni pastorali che qui sono espresse rispondono alle problematiche emergenti nella nostra Chiesa locale: non si tratta di abolire le feste, bensì di saperne cogliere l’opportunità di consenso e farla diventare una proposta missionaria per gli indifferenti e i lontani. Anche i componenti dei comitati delle feste dovranno essere coinvolti in un cammino di fede, per essere in piena sintonia con le indicazioni diocesane e sappiano essere disponibili nel momento delle scelte e della stesura del programma della festa.

Il 1° Gennaio 2003 il documento diventa norma della Diocesi e tutti vi si devono adeguare sotto la guida e la responsabilità dei Vicari foranei.

Chiedo a tutti, nel nome del Signore, di farne oggetto di studio col preciso scopo di individuare i punti forti ai quali dare particolare importanza in questo anno che viene 2003 e, al contempo, per individuare la necessaria gradualità di applicazione senza per questo venir meno alla normativa. Il Padre di Gesù Cristo Vi benedica e Vi dia Pace! La consolazione dello Spirito Santo allieti la vostra vita in Cristo.


           + Salvatore Boccaccio, Vescovo

 

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