La liturgia è innanzitutto fonte di vita per la Chiesa
È stato presentato nella mattina di venerdì 18 a Roma, presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, un libro di don Mauro Gagliardi, consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice (Liturgia fonte di vita, Verona, Fede & Cultura, 2009, pagine 240, euro 21). Pubblichiamo un estratto dell'intervento tenuto per l'occasione dal Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie.
Una delle questioni di fondo che sta a garanzia dell'autentico spirito liturgico è proprio quella del corretto rapporto tra contenuto e forma, dottrina ed espressione rituale, teologia e segno liturgico. Mantenere fermo tale rapporto consente alla celebrazione liturgica di rimanere nella verità del segno, senza scadere in ciò che, alla fine, è solo frutto dell'inventiva umana, superficiale adattamento a presunte esigenze del tempo presente, banale autorealizzazione della comunità, fare dispotico che concepisce la liturgia come semplice oggetto di proprietà e non come dono prezioso da custodire.
In questo senso l'approccio teologico alla liturgia consente di custodire la sua dimensione sacra, ovvero quella dimensione che non è lasciata all'arbitrio dell'uomo perché è dono che viene dall'alto, mistero della salvezza in Cristo, consegnato alla Chiesa perché, sotto la guida dello Spirito Santo lo renda disponibile
Frutto della riforma voluta dal concilio Vaticano II
La facoltà di teologia dell'università di Friburgo ha conferito il titolo di dottore "honoris causa" all'arcivescovo presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali come riconoscimento per il contributo decisivo dato all'attuazione della riforma liturgica del concilio Vaticano II nel corso del suo servizio di responsabile delle celebrazioni liturgiche papali. Pubblichiamo il testo dell'intervento tenuto a Friburgo dall'arcivescovo sul tema "La liturgia papale al tempo di Benedetto XVI".
Fin dai primi anni del mio servizio nella curia romana ho imparato a considerare l'attività degli uffici della Santa Sede come la capacità di tradurre in pratica l'azione indicata da due verbi: custodire e promuovere. Si trattava del principio posto dal concilio Vaticano II alla base della riforma liturgica: "Conservare la sana tradizione e aprire nondimeno la via ad un legittimo progresso" (Sacrosanctum concilium, 23). La riforma liturgica è il fondamento delle altre riforme. La riforma della Chiesa, l'ecumenismo, la missione, il dialogo con il mondo contemporaneo dipendono cioè dalla riforma liturgica. Si può dunque a ragione affermare che la Sacrosanctum concilium è stata la prima costituzione conciliare non solo in senso temporale ma anche come fons e matrice delle altre costituzioni e di tutte le riforme promosse dal concilio.
Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto ed obbedienza?
«Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto ed obbedienza?»
(Pontificale Romanum. De Ordinatione Episcopi, presbyterorum et diaconorum, editio typica altera , Typis Polyglottis Vaticanis 1990)
Dal Vaticano, 18 novembre 2009
Carissimi Confratelli nel Sacerdozio,
pur non essendo vincolati da Solenne Voto di obbedienza, gli ordinandi pronunciano la "promessa" di "filiale rispetto ed obbedienza" nei confronti del proprio Ordinario e dei suoi Successori. Se è differente lo statuto teologico tra un Voto ed una promessa, identico è l'impegno morale totalizzante e definitivo, identica l'offerta della propria volontà alla volontà di un Altro: alla volontà Divina, ecclesialmente mediata.
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