Il silenzio e il canto

gregoriano"Introduzione allo spirito della liturgia" è il tema della conferenza che il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie ha tenuto lo scorso 14 novembre a Genova davanti a un gruppo diocesano di animatori musicali della liturgia. Ne pubblichiamo una parte.
di Guido Marini

È urgente riaffermare l'autentico spirito della liturgia, così come è presente nella ininterrotta tradizione della Chiesa e testimoniato, in continuità con il passato, nel più recente magistero:  a partire dal concilio Vaticano II fino a Benedetto XVI. Ho usato la parola "continuità". È una parola cara all'attuale Pontefice, che ne ha fatto autorevolmente il criterio per l'unica interpretazione corretta della vita della Chiesa e, in specie, dei documenti conciliari, come anche dei propositi di riforma a ogni livello in essi contenuti. E come potrebbe essere diversamente? Si può forse immaginare una Chiesa di prima e una Chiesa di poi, quasi che si sia prodotta una cesura nella storia del corpo ecclesiale? O si può forse affermare che la Sposa di Cristo sia entrata, in passato, in un tempo storico nel quale lo Spirito non l'abbia assistita, così che questo tempo debba essere quasi dimenticato e cancellato?

 

Musica western? Sì, ma non in chiesa

abbazia-di-cluny.jpg Intervista ad Ennio morricone
di Antonio Giuliano

«Io mi alzo alle 4 del mattino per camminare e fare ginnastica, leggo i giornali e mi metto subito a scrivere musica. Non posso perdere tempo...».

A 81 anni Ennio Morricone riesce a trovare melodioso anche il suono della sveglia all'alba. Quando hai scritto oltre 400 colonne sonore e venduto più di 50 milioni di dischi potresti almeno aspettare le luci del giorno prima di tuffarti sul pentagramma. E invece proprio non ce la fa a resistere al piacere di cimentarsi con le note.

«In questo periodo ho una serie di concerti - spiega - ma spero proprio di esserci alla Giornata degli artisti con Benedetto XVI: sono stato molto contento di essere stato invitato. Anche l'incontro con Giovanni Paolo II, durante il Giubileo degli artisti, fu molto emozionante».

C'è anche un'ispirazione religiosa dietro le sue composizioni?
   

Concedi ciò che comandi

Questa invocazione scatenò la reazione durissima di Pelagio quando l’ascoltò, a Roma, mentre veniva letto il libro X delle Confessioni, nel quale Agostino ripete più volte: «Da quod iubes et iube quod vis»: una preghiera che fa risalire a Dio quello che invece, secondo Pelagio, è compito dell’uomo. Intervista con Nello Cipriani, professore ordinario presso l’Istituto Patristico Augustinianum

Intervista con Nello Cipriani di Lorenzo Cappelletti

Come sempre, troviamo padre Cipriani al lavoro. D'altronde, per quello che viene detto, a volte enfaticamente, "lavoro intellettuale", deve valere quello che vale per il lavoro manuale di operai e artigiani. Cioè che abbia anch'esso un suo banco a cui ci si applichi con quotidiana assiduità. L'ultimo frutto scaturito dal banco di lavoro di padre Cipriani è un volume appena uscito per i tipi di Città Nuova: Molti e uno solo in Cristo. La spiritualità di Agostino. Che ci offre il destro per dialogare brevemente con lui sulla preghiera in Agostino, a partire dalla frase del santo vescovo d'Ippona che il papa Benedetto XVI ha posto a suggello dell'omelia rivolta ai suoi ex allievi la scorsa estate (cfr. 30Giorni, n. 8, 2009): Da quod iubes et iube quod vis (Concedi ciò che comandi e poi comanda ciò che vuoi).
   

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