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Il rito del «Resurrexit» nella domenica di Pasqua |
Un'antica tradizione interrotta con il soggiorno avignonese dei Romani Pontefici e ripresa nel 2000
di Juan José Silvestre Valor - Consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice
A Roma, nel medioevo la messa pasquale aveva un solenne preludio nella storica cappella di San Lorenzo al Laterano (oggi santuario della Scala Santa). L'oratorio chiamato ancora oggi comunemente Sancta Sanctorum, era considerato uno dei luoghi più sacri della città di Roma. In esso con la preziosa reliquia della Croce, si custodiva l'immagine Acheropita del Salvatore. L'immagine era chiamata acheropita perché creduta non dipinta da mano d'uomo (è una parola di origine greca: da a privativo, chèir ("mano") e poièin ("fare"), il cui significato è "non fatto da mano umana". L'origine di questa immagine è sconosciuta, ma probabilmente fu portata a Roma dall'Oriente. La prima menzione si trova nel Liber Pontificalis nella biografia di Stefano ii (752-757). Riproduce l'immagine completa del Salvatore, in grandezza quasi naturale, seduto in trono, dipinta su tela applicata sopra una tavola di legno delle dimensioni di circa 1,50 X 0,70 centimetri.
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Nel cuore del mistero della salvezza |
Monsignor Guido Marini, maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, spiega i riti della Settimana santa
di Gianluca Biccini
Il Resurrexit prima dell'inizio della celebrazione eucaristica e una breve omelia di Benedetto XVI durante la messa. Nella liturgia della domenica di Pasqua alcune particolarità nei riti presieduti dal Papa durante la Settimana santa 2009. Le ha anticipate in quest'intervista al nostro giornale il Maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Guido Marini, che nella fedeltà alla tradizione continua a rinnovare le cerimonie papali.
Può indicarci un tema di fondo, l'idea guida del triduo sacro 2009?
È in una frase del vangelo di Giovanni "Li amò fino alla fine" (13, 1). I riti liturgici della Settimana Santa, del resto, ci conducono al cuore del mistero della salvezza, al centro del disegno provvidenziale mediante il quale Dio ha voluto salvare l'umanità. Ogni celebrazione, con la modalità propria del segno liturgico, fatto di parole, gesti, silenzi, immagini, musica e canto, intende condurre alla contemplazione dolorosa del mistero della miseria umana. Quest'ultimo a sua volta è illuminato dal mistero dell'infinita misericordia del Salvatore: solo in Cristo risorto da morte, "via, verità e vita", trova luce il mistero dell'uomo. Tutto deve lasciare trasparire la bellezza del volto di Dio i cui tratti sono la verità e l'amore, la Verità che è Amore: "li amò fino alla fine".
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Norme diocesane per i Ministri Straordinari della Comunione |
1. Per ricevere il Ministero Straordinario della Comunione è necessaria la libera domanda del candidato al Vescovo, tramite il modulo dell’Ufficio Liturgico Diocesano, che deve essere corredata dal benestare del Parroco e – se è possibile – con un “voto” favorevole di un organismo rappresentativo della Comunità (il Consiglio Pastorale).
2. Per svolgere questo ministero si richiede una preparazione spirituale e pastorale adeguata da parte dei candidati, che devono distinguersi per «vita cristiana, fede e condotta», e un effettivo coinvolgimento nella pastorale della parrocchia: si tratta dei laici che hanno partecipato ai corsi di Liturgia e di Sacra Scrittura presso la Scuola Diocesana di Teologia.
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La centralità del Crocifisso nella celebrazione liturgica |
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«Guarderanno a Colui che hanno trafitto»
di Mauro Gagliardi
Consultore dell'Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice
In questo tempo di quaresima, non si può non pensare al grande mistero del triduo santo che, al termine di questi quaranta giorni, ci farà rimeditare e rivivere nell'oggi della liturgia la passione, morte e risurrezione di Gesù. Un aiuto a questo percorso di conversione proviene dalla meditazione sulla centralità della Croce nel culto e, di conseguenza, nella vita del cristiano. Le letture bibliche della messa dell'Esaltazione della santa croce (14 settembre) presentano, tra gli altri, il tema del guardare a. Gli israeliti devono guardare al serpente di bronzo innalzato sull'asta, per essere guariti dal veleno dei serpenti (cfr. Numeri, 21, 4b-9). Gesù, nella pagina evangelica di quella festa liturgica, dice che egli deve essere innalzato da terra come il serpente mosaico, perché chi crede in lui non vada perduto, ma ottenga la vita eterna (cfr. Giovanni, 3, 13-17). Gli israeliti guardavano al serpente di bronzo, ma dovevano compiere un atto di fede nel Dio che guarisce; per i discepoli di Gesù, invece, vi è perfetta convergenza tra "guardare a" e credere: per ottenere salvezza, si deve credere a colui al quale si guarda: il crocifisso risorto, e vivere in maniera coerente a questo sguardo fondamentale.
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