| Atteggiamenti: occhi attenti |
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| Scritto da don Pietro Jura | |
| giovedì 04 dicembre 2008 | |
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L'Abc della liturgia/65
Lo sguardo ha una funzione comunicativa. Comunichiamo con lo sguardo prima che con le parole. Gli occhi sono, inoltre, come lo specchio dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni: ammirazione, affetto, amore, risentimento, rancore, ira, indifferenza, broncio, curiosità, cupidigia. Nel Vangelo di Matteo, leggiamo: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso” (Mt 6, 22-23). Nei Vangeli vediamo spesso Gesù che guarda, che fissa… che comunica con gli occhi: guardava la folla, gli apostoli, osservava la gente e le cose, mirava le persone (ad es. un giovane che voleva seguirlo; cf. Mc 10, 21), scrutava le intenzioni dei nemici, dava loro occhiate di sdegno (cf. Mc 3, 5), ecc. Gesù insegnò anche agli apostoli a saper vedere e discernere le cose; li incitava a saper vedere i segni dei tempi, ad osservare la bellezza del creato (cf. gigli del campo), la libertà dei passeri, la necessità del prossimo gravemente ferito ed abbandonato lungo la strada, ecc. Non possiamo dimenticare lo sguardo di Gesù nei momenti della preghiera: “Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione” (Mc 6, 41); “Gesù allora alzo gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio…»” (nella risurrezione di Lazzaro: Gv 11, 41); “… guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà», cioè: «Apriti!»” (nella guarigione del sordomuto: Mc 7, 34); “Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l’ora…»” (Gv 17, 1).
Possiamo affermare che lo sguardo di fede viene aiutato e sostenuto dallo sguardo umano: volgere gli occhi verso l’altare, verso colui che presiede, verso colui che proclama la parola di Dio…, ci pone in situazione di prossimità e attenzione.
La riforma del Concilio Vaticano II ha favorito la visibilità nella celebrazione, in particolare con la disposizione degli spazi celebrativi (l’altare verso il popolo, la disposizione dell’ambone e la sede della presidenza). Oggi, a distanza degli anni, non possiamo trascurare di migliorare l’ottica nella liturgia: gesti ben realizzati, segni abbondanti e non stentati, movimenti armonici, spazi ben distribuiti, bellezza estetica nell’insieme, buona illuminazione… Bisogna però evitare alcuni possibili pericoli: * la liturgia non è uno spettacolo in cui i presenti s’accontentano di vedere od osservare quello che fanno gli altri: anche la comunità prega, canta, ascolta, si muove (ad es. processione durante la Comunione);
* osservare può essere superficiale: è evidente la necessità d’approfondire, di mettersi in sintonia con quanto si celebra; in altre parole: a volte possiamo avere gli occhi aperti e non vedere o non guardare; oppure guardiamo, ma non arriviamo a vedere il significato delle cose; la visualità degli occhi del corpo vuole favorire la visione interiore di fede, quella contemplativa. |
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 23 dicembre 2008 ) |
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