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La partecipazione comunitaria PDF Stampa E-mail
Scritto da don Pietro Jura   
martedì 29 gennaio 2008

ABC della Liturgia/12-13

La partecipazione comunitaria

L’individualismo contemporaneo non ci predispone certo ad entrare in un "popolo". E’ questo un grosso problema per le attuali nostre liturgie. Molti battezzati non hanno fatto mai (o quasi mai) l’esperienza gioiosa di un popolo radunato attorno alla presenza del proprio Signore, secondo la sua promessa: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18, 20).

Tuttavia la mediazione del popolo è indispensabile. Non raggiungiamo Dio direttamente: egli è "fuori dalla nostra portata". E’ Dio che ci raggiunge. E lo fa tramite la Chiesa, suo popolo, segno della sua salvezza per il mondo, segno della sua presenza nel mondo. Questo non significa che noi non avremo relazioni personali con Dio. Ma sperimentiamo sempre che questa relazione personale è nella comunione della Chiesa, nella conformità alla fede della Chiesa.

Ora, la celebrazione liturgica non è opera d’alcuni privilegiati, ma è opera di tutto il popolo. E questo è già contenuto nel senso della parola greca "leitourgia". Il Concilio Vaticano II v’insiste molto fortemente. Infatti, nella Costituzione liturgica "Sacrosanctum Concilium" (n° 26) leggiamo: "Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa". E l’Ordinamento Generale del Messale Romano del 2004 (n° 5) precisa: "La celebrazione dell’Eucaristia è… azione di tutta la Chiesa". Ciò significa che il soggetto della celebrazione è tutto il popolo. E’ l’assemblea, riunita "qui e oggi", il soggetto dell’azione liturgica sotto la presidenza del sacerdote. Oggi siamo tornati alla comunità che suddivide le proprie responsabilità (ministeri) tra i vari credenti, sempre sotto la guida dello Spirito Santo che "ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo" (Ef 4, 11-12). In altre parole, molti battezzati hanno riscoperto con una gioia profonda il ruolo che loro compete a pieno diritto "in forza del battesimo" in ogni azione liturgica. L’attuale fioritura dei "gruppi liturgici", dei gruppi per la preparazione dei sacramenti, di coloro che si impegnano attivamente nella preparazione della liturgia, nonché la rivendicazione di una reale partecipazione ne sono la prova e, nello stesso tempo, la promessa di un rinnovamento per tutti.

(Pubblicato su Lazio Sette: 28 gennaio 2007, p. 13 e 4 febbraio 2007, p. 13)

 
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