| Fiori per celebrare |
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| Scritto da don Pietro Jura | |
| venerdì 11 gennaio 2008 | |
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Formazione dei fiorai
1. Fiori per celebrare
Il linguaggio dei fiori oltre a parlare della fragilità della vita umana e della fedeltà di Dio, è segno anche della «fantasia» di Dio. Si pensi come sarebbe monotono il mondo se sulla terra ci fosse un solo tipo di fiori, anche il più bello! Così è per gli uomini: sulla terra non si trova un uomo che sia uguale a un altro; ognuno è unico e irripetibile agli occhi di Dio e come tale è amato e curato in modo tutto speciale. Un bravo giardiniere non usa gli stessi prodotti per tutti i fiori! Così è Dio per le sue creature: lui le conosce per nome, più di quanto esse stesse pensano di conoscersi, scruta il loro cuore, i loro sentimenti, i loro pensieri e per ognuna ha delle attenzioni particolari.
Proprio perché «serve» la liturgia e l’uomo che la celebra, l’arte floreale è un ministero, un ministero di bellezza, per «fiorire» una chiesa, un ministero che richiede una specifica competenza, da non improvvisare. In questo senso il gesto di preparare i bouquet per le celebrazioni non può essere un servizio relegato esclusivamente alla sfera femminile. Si tratta di un servizio, aperto tanto agli uomini quanto alle donne, che richiede una particolare sensibilità per la bellezza del creato, per l’armonia dei colori e delle forme, per la capacità di «far parlare» una semplice margherita o un filo d’erba in un contesto liturgico. Certamente, la tecnica è importante e si può imparare facilmente, visto che anche in Italia per questo ci sono valide scuole, ma la cosa più difficile e importante è un’altra: imparare ad armonizzare il bouquet con le feste liturgiche, le celebrazioni particolari (battesimo, prima comunione, cresima, matrimonio, funerale…), con le preghiere, l’architettura, gli spazi liturgici, l’assemblea... E per questo si richiede spirito liturgico, biblico, contemplativo, ablativo, estetico e tanto... buon senso! Inoltre, poiché l’arte floreale è un ministero ecclesiale, oltre ad essere accolto come dono e servizio, è sempre bene che a svolgerlo non sia una sola persona ma un’equipe, che si raduna per confrontarsi, aiutarsi, correggersi e soprattutto per ascoltare le letture e pregare insieme (una persona non credente e non praticante non è in grado, non sarà mai capace di preparare una composizione giusta da punto di vista liturgico!).
I fiori nella chiesa non sono solo decorazione ma preghiera. In effetti, come abbiamo appena detto, colui che crea un bouquet liturgico si pone a servizio dell’incontro di Dio con l’uomo, permettendo alla liturgia di svolgere pienamente la sua vera missione di esperienza spirituale profonda, favorendo altresì la realizzazione e l’incarnazione dell’alleanza nella storia di ciascuno. In questo senso, è parte pregnante della storia santa della salvezza «qui e ora». I fiori, passando attraverso la nostra preghiera e presentati nella celebrazione liturgica, sono adorazione, lode, offerta e ringraziamento. Come il cero, che arde e continua la nostra preghiera anche quando siamo fisicamente altrove, il bouquet liturgico prolunga la nostra preghiera ed è «memoria» di un momento di salvezza. L’arte floreale è alla portata di tutti, specialmente di coloro che amano i fiori. Resta inteso che il fiore non prega ma fa pregare, portando a compimento così la sua missione e il suo canto di lode al Creatore. Paolo VI, sensibile alla bellezza, scriveva agli artisti: «Questo mondo nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza... La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini... unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani...» (Messaggio del concilio Vaticano II agli artisti, 8 dicembre 1965). Il mazzo di fiori a servizio della liturgia contribuisce alla bellezza delle celebrazioni e ci trascina nella comunione con il Dio d’amore che è «la bellezza di ogni bellezza» (sant’Agostino). Voi avete la missione di esprimere la bellezza, la gioia, il rendimento di grazie: la domenica non è altro che la celebrazione settimanale del mistero pasquale, giorno dell’assemblea liturgica in cui si proclama la parola di Dio, si celebra l’Eucaristia, giorno festivo per eccellenza. I fiori possono trovarvi un posto privilegiato e introdurci nel concerto per una armonia perfetta. I fiori hanno spesso un proprio posto nelle celebrazioni che segnano la vita del cristiano e nel corso delle quali la comunità si riunisce nella fraternità. Essi possono segnare cammini di fede differenti, a seconda che si tratti di un battesimo, di un matrimonio o di un funerale, ma sono sempre segno di speranza. Una composizione di fiori a servizio della liturgia non cerca di trasmettere un messaggio; invita a un’esperienza spirituale: quella dei cristiani che accettano di partire da una realtà visibile per raggiungere una realtà invisibile. San Paolo lo dice chiaramente ai Romani: «Dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute» (Rm 1, 20). In questo mondo spirituale nel quale entriamo, dobbiamo stare attenti a non trasformare i nostri mazzi di fiori in allegorie, in rappresentazioni: la loro materializzazione farebbe da schermo alla preghiera, che deve essere relazione con il Tutto-Altro. La creatività è la capacità di andare oltre, di superarsi, messa da Dio nel cuore dell’uomo; è mezzo per proporsi senza imporsi e comunicazione al di là delle parole.
d) L’armonia tra questa composizione e il tempo:
Tempo naturale delle stagioni: si tratta di offrire al Creatore la natura stessa con i suoi colori, i suoi fiori e frutti. Quando una persona entra in chiesa dovrebbe essere aiutata a celebrare nel tempo che passa, stagione dopo stagione, anche contemplando un cesto di frutta o un semplice mazzo di fiori propri di quel luogo, di quella stagione. Quindi attenzione a non ricorrere alle solite orchidee o rose, che, per quanto belle e nobili, sono però sempre disponibili in fioreria e come tali risultano essere un po’ artificiali, poco in armonia con il tempo naturale. Perché invece non valorizzare di più quello che effettivamente la natura offre, con una composizione semplice di mele e uva, per esempio, nel mese di settembre là dove effettivamente la terra produce questi frutti? E lo stesso dicasi per le altre stagioni: l’inverno, la primavera, l’estate... Tempo liturgico: oltre ad aprire il «libro della natura», l’artista fioraio apre anche quello delle Scritture. Infatti, la composizione floreale deve essere in armonia con il mistero che essa celebra, e quindi con il proprio tempo liturgico: clima penitenziale per la Quaresima, di gioiosa attesa per l’Avvento, di festa per un matrimonio, di gaudio e giubilo per il tempo pasquale... Armonia con il tempo liturgico significa anche saper distinguere semplicemente tra giorni feriali e giorni festivi, evitando, per esempio, di riempire il presbiterio, per tutta la settimana, con i fiori di un matrimonio celebrato di domenica. Inoltre, poiché il tempo liturgico non esiste in astratto, ma per una comunità concreta che celebra, occorre prestare attenzione anche alla sensibilità dell’assemblea: raduno di giovani, incontro ecumenico, nozze d’oro...
e) L’armonia tra la composizione e ... se stesso:
Quale cammino intraprendere? Ecco alcuni punti e qualche meta da raggiungere (alcuni suggerimenti del Centro francese di pastorale liturgica):
* Prioritario è il formarsi alla liturgia, cioè conoscere non soltanto lo svolgimento dei riti e il loro significato, ma approfondire la Parola creduta, celebrata, vissuta. Il lavoro di esegesi del testo biblico da annunciare andrà di pari passo con l’impegno personale di conversione e di incarnazione della Parola pregata. * Mettersi in rapporto con il responsabile diocesano della pastorale liturgica o dell’arte sacra, per seguire un corso di formazione liturgica, che si svolga parallelamente con la formazione estetica floreale e, ancor meglio, assieme a corsi di «arte floreale a servizio della liturgia». * Impegnarsi a non dare spiegazioni allegoriche a proposito di composizioni floreali: le migliori saranno quelle composizioni alle quali non c’è niente da aggiungere. Un noto artista, Jean Bazaine, diceva: «Quando ho un’ispirazione, creo un’opera e la lascio che venga svelata». * Evitare di stabilire una dottrina delle forme, dei colori o delle specie vegetali basandosi sulle teorie di una persona o su una simbologia estranee alla nostra cultura. * Distinguere accuratamente quanto ha origine e fondamento nella preghiera personale e nella meditazione, da ciò che è liturgico. * Impegnarsi perché nella comunità che si frequenta le celebrazioni siano più vive, tracciando un cammino di fede verso la presenza divina, tendendo a scomparire davanti a «Colui che viene».
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