| Confermazione |
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| Scritto da don Pietro Jura | |
| martedì 12 febbraio 2008 | |
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Nella tradizione della Chiesa incontriamo come secondo sacramento la confermazione. Il nome deriva dal latino confirmatio, da intendere qui nel senso di un rafforzamento. Nei teologi medievali troviamo anche il nome di “Imposizione delle mani”. L’Oriente parla di santo Myron (unzione con il crisma) e la caratterizza come “consolidamento” (bebàiosis) e “compimento” (teléiosis).
1. Origine e significato della confermazione (CCC 1286-1289) La confermazione deve essere vista in stretta connessione con il battesimo. Il lavacro nell’acqua con l’invocazione del nome di Gesù o della Trinità rappresenta l’inserzione in Cristo e nel suo corpo, Nel rito di questo sacramento il segno è l’unzione e ciò che quest’unzione indica e imprime: il sigillo spirituale.
Sappiamo bene che nella simbolica biblica e antica, l’unzione presenta una grande ricchezza di significati: l’olio è segno di abbondanza (cf. Dt 11, 14 s.) e di gioia (cf. Sal 23, 5; Sal 104, 15), purifica (unzione prima e dopo il bagno), rende agile (l’unzione degli atleti e dei lottatori); è segno di guarigione, poiché cura le contusioni e le piaghe (cf. Is 1, 6; Lc 10, 34) e rende luminosi di bellezza, di salute e di forza.
Ora, questi significati dell’unzione con l’olio si ritrovano tutti nella vita sacramentale. L’unzione prima del battesimo con l’olio dei catecumeni ha il significato di purificare e fortificare; l’unzione degli infermi esprime la guarigione e il conforto. L’unzione con il sacro crisma dopo il battesimo, nella confermazione e nell’ordinazione sacra, è il segno di una consacrazione. Mediante la confermazione, i cristiani, ossia coloro che sono unti, partecipano maggiormente alla missione di Gesù Cristo e alla pienezza dello Spirito Santo di cui egli è ricolmo, in modo che tutta la loro vita effonda il “profumo di Cristo” (2Cor 2, 15; CCC 1294). Il CCC dice che per mezzo di questa unzione “il cresimando riceve «il marchio», il sigillo dello Spirito Santo. Il sigillo è il simbolo della persona (cf. Gen 38, 18; Ct 8, 6), il segno della sua autorità (cf. Gen 41, 42), della sua proprietà su un oggetto (cf. Dt 32, 34); esso autentica un atto giuridico (cf. 1Re 21, 8) o un documento (cf. Ger 32, 10) e, in certi casi, lo rende segreto (cf. Is 29, 11)” (CCC 1295). E’ da notare che Cristo stesso si dichiara segnato dal sigillo del Padre suo (cf. Gv 6, 27). Anche il cristiano è segnato con un sigillo. San Paolo scrive: “E’ Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (2Cor 1, 22). Questo sigillo dello Spirito Santo segna l’appartenenza totale a Cristo, l’essere al suo servizio per sempre, ma anche la promessa della divina protezione nella grande prova escatologica (cf. Ap 7, 2-3; 9, 4; Ez 9, 4-6; CCC 1296).
Il rito della confermazione rielaborato per ordine del Concilio Vaticano II apparve nell’estate del 1971 come parte del Pontificale Romano. L’edizione italiana fu pubblicata nel 1972 con il titolo Rito della confermazione. Il nuovo rito sottolinea il collegamento interno della confermazione con l’insieme dell’iniziazione e prevede di regola la sua amministrazione nel corso della celebrazione eucaristica, il terzo sacramento dell’iniziazione (Premesse, nr. 13). Il sacro rito deve avere un carattere festivo e per il suo significato ecclesiologico deve compiersi possibilmente con la partecipazione dell’intera comunità (Premesse, nr. 4). Quali ministri ordinari sono indicati i vescovi, ai quali si affiancano come ministri, in forza del diritto, gli Amministratori Apostolici, i Prelati e Abati con giurisdizione su un territorio, i Vicari Apostolici e i Vicari Capitolari, nei limiti del proprio territorio e durante l’incarico (Premesse, nr. 7a). Possono inoltre confermare quei sacerdoti che in mancanza di un vescovo battezzano gli adulti o i fanciulli nell’età del catechismo o accolgono gli adulti nella piena comunione della Chiesa. In caso di pericolo di morte ogni sacerdote può validamente confermare. I vescovi e gli altri ministri suaccennati possono anche, quando il numero dei cresimandi fosse rilevante, associarsi altri sacerdoti nella celebrazione del rito. Secondo il nuova CIC can. 884§1, il vescovo diocesano in caso di necessità può autorizzare uno o più sacerdoti a celebrare la confermazione (CCC 1312-1314).
Grazie a questo carattere viene perfezionato il sacerdozio comune dei fedeli, ricevuto nel battesimo (CCC 1305), e “il cresimato riceve il potere di professare pubblicamente la fede cristiana, quasi per un incarico ufficiale (quasi ex officio)”[14]. Quanto all’età della confermazione (CCC 1306-1309), alla fine del sec. XIII era diventata corrente la norma di rinviare la confermazione fino al settimo anno di età[5]. Secondo il nuovo ordinamento i vescovi per ragioni pastorali possono stabilire un’età più adatta e quindi anche più matura (Premesse, nr. 6), «specialmente per inculcare con maggior efficacia nella vita dei fedeli una piena adesione a Cristo Signore e una salda testimonianza» (Premesse, nr. 6). Il CIC 1983 raccomanda la tradizionale «età della discrezione», concede però alle conferenze episcopali il diritto di stabilire un’altra età (can. 891).
- Presentazione dei confermandi e omelia del vescovo.
- Rinnovazione delle promesse battesimali (rinuncia a Satana e al peccato e professione di fede). Al contrario dell’Occidente, i riti orientali hanno sempre mantenuto la celebrazione in un unico rito dei tre sacramenti dell’iniziazione. Nel rito bizantino il neobattezzato, dopo essere stato rivestito e dopo una preghiera del sacerdote, viene unto col myron in forma di croce sulla fronte, sugli occhi, sul naso, sulla bocca, sulle orecchie, sul petto e sui piedi, ogni volta con la formula: «Sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono. Amen». Dopo una liturgia della Parola come nella Messa, al confermato (anche infante) viene immediatamente data la comunione. Negli altri riti orientali il neobattezzato, non ancora vestito, viene allo stesso modo unto ripetutamente, rivestito, “coronato” con una fascia attorno alla fronte, e in certi riti viene anche cinto ai fianchi con una cintura; solo presso i Siro orientali l’accento è posto sull’imposizione delle mani[8]. Dalla celebrazione stessa risulta che l’effetto della Confermazione è la speciale effusione dello Spirito Santo, come già fu concessa agli Apostoli il giorno di Pentecoste (CCC 1302). Il CCC dice che - ci radica più profondamente nella filiazione divina grazie alla quale diciamo: “Abbà, Padre” (Rm 8, 15); - ci unisce più saldamente a Cristo; - aumenta in noi i doni dello Spirito Santo; - rende più perfetto il nostro legame con - ci accorda “una speciale forza dello Spirito Santo” per “diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo”, per “confessare coraggiosamente il nome di Cristo” e per non vergognarsi mai della sua croce (cf. LG 11 e 12)[11]. Sono belle le parole di Sant’Ambrogio che dice: “Ricorda che hai ricevuto il sigillo spirituale, lo Spirito di sapienza e di intelletto, lo Spirito di consiglio e di fortezza, lo Spirito di conoscenza e di pietà, lo Spirito di timore di Dio, e conserva ciò che hai ricevuto. Dio Padre ti ha segnato, ti ha confermato Cristo Signore e ha posto nel tuo cuore quale pegno lo Spirito”[12]. Infine, bisogna ricordare che come il battesimo, di cui costituisce il compimento, la confermazione è conferita una sola volta (CCC 1304). Essa infatti imprime nell’anima un marchio spirituale indelebile, il “carattere”[13]; esso è il segno che Gesù Cristo ha impresso sul cristiano il sigillo del suo Spirito rivestendolo di potenza dall’alto perché sia suo testimone (cf. Lc 24, 48-49). [1] Cf. Pontificale romano, Rito della confermazione: Premesse, 2. [2] Ampia documentazione in A. Adam, Firmung und Seelsorge..., Düsseldorf 1959, 31-34. [3] Dialogus cum Luciferianis c. 9: MPL 23, 172. [4] Premesse del Rito della Confermazione, 7b
[5] Una panoramica storica più diffusa sull’età della cresima in A. Adam, Firmung und Seelsorge..., op. cit., 87-138; cf. A. Jilek, Die Diskussion um das rechte Firmalter (Literaturübersicht), in LJ 24(1974), 31 s.
[6] Cf. Diritto Complementare Italiano, Delibera
[7] E’ da notare che nella scelta della nuova formula sacramentale ci si è ispirati a quella della Chiesa bizantina; essa sostituisce la precedente formula: «N., io ti segno col segno della croce e ti confermo col crisma della salvezza nel nome…».
[8] Maggiori particolari in E.C. Suttner, Taufe und Firmung, Regensburg 1971.
[9] K. Kroer, Zur Geschichte und Ordnung der Konfirmation, München 1962; M. Thurian, Die Konfirmation, Gütersloh 1961 [trad. it.,
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