Scuola dei Ministeri

Battesimo

2057.gifSacramento del Battesimo (CCC 1213-1284) 

1. Significato del battesimo (CCC 1213)
 

Il Battesimo prende posto come l’evento più importante e fondamentale della vita cristiana nella coscienza di tutte le confessione, esso è un sacramento ecumenico. Questa fede si basa sulla testimonianza unanime degli scritti neotestamentari e della tradizione ininterrotta. Le testimonianze del NT sul battesimo sono multiformi, secondo il tipo di teologia e l’intento dottrinale dei loro autori. Sommandole assieme si ha un quadro impressionante dell’alto significato che la comunità primitiva attribuisce a questo primo sacramento. Tuttavia bisogna fare attenzione che qui si tratta innanzitutto del battesimo degli adulti, poiché il battesimo degli infanti divenne dominante solo in secoli più tardi. Questo significato del battesimo verrà rilevato qui di seguito piuttosto in forma di tesi e non al modo di un trattato esegetico o teologico. La spiegazione dei riti, che seguirà, offrirà ­l’occasione di sviluppare con più precisione singole affermazioni.  

a) Il battesimo cristiano risale a un ordine del Signore (cf. Mt 28, 19; Lc 16, 16).  Ciò viene indirettamente confermato dalla pratica battesimale generale e incontrastata della comunità primitiva, a proposito della quale uno stimato esegeta protestante constata che il sorgere dell’uso cristiano del battesimo rimane inesplicabile se non ci si decide a prendere sul serio le tradizioni del comando missionario del Signore risorto[1].  

b) Le premesse personali per ricevere il battesimo sono il mutamento interiore (conversione) e la fede in Gesù e nel suo messaggio. Ma questo contributo dell’uomo non deve essere visto come una prestazione che egli fornisce da sé, come un suo merito, ma come basato sulla grazia preveniente di Dio. Infatti, «nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre» (Gv 6, 44).

c)
Il battesimo inserisce nella Chiesa, popolo di Dio del Nuovo Testamento, e diventa così segno della chiamata e della salvezza come un tempo la circoncisione era il segno dell’alleanza dell’Antico Testamento (cf. Col 2, 11). L’inserzione nella Chiesa comporta nello stesso tempo  incorporazione nel corpo mistico di Cristo e ricolma i battezzati dello Spirito Santo (1Cor 12, 13). «Così intesa, l’inserzione nella Chiesa è anche il primo, fondamentale effetto del battesimo, ma nello stesso tempo... è il mezzo per raggiungere la pienezza della grazia del battesimo»[2].

d)
Il collegamento con Cristo è così profondo e interiore che il battezzato è coinvolto nel mistero salvifico della morte e risurrezione di Cristo: egli partecipa al Mistero pasquale di Cristo. «Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6, 4; cf. anche v. 3 e 5; similmente Col 2, 12 ss.).

e)
Il battesimo è la porta alla nuova vita e la rinascita secondo la parola di Gesù riferita dal vangelo di Giovanni: «Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (3, 5).

f)
 Esso è una nuova creazione nella quale agisce l’onnipotenza di­vina: «Se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5, 17).

g)
 L’azione salvifica del battesimo elimina la separazione dell’uomo da Dio cioè, in altre parole, ogni colpa è perdonata, compreso il pec­cato originale. L’amore che Dio dona al suo “Figlio prediletto” egli lo dona ora anche ai battezzati, poiché essi sono diventati membri del corpo di Cristo, e fratelli e sorelle del suo Figlio. «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente» (lGv 3, 1).

h)
Il battesimo dà alla vita umana una nuova pienezza di senso e la speranza di una vita eterna nella comunione con Dio (cf. Rm 8, 17).  Così il battesimo non è solo un rito esteriore di accoglienza in un’organizzazione umana. Da parte di Dio esso è una prova della sua misericordia e della sua volontà salvifica, per gli uomini è una nuova vita in e con Cristo, orientata alla partecipazione della sua glorificazione. 

2. Nomi del battesimo (CCC 1214-1216) 

Viene chiamato Battesimo dal rito centrale con il quale è compiuto: battezzare (“baptizein” in greco) significa “tuffare”, “immergere”; l’“immersione” nell’acqua è simbolo del seppellimento del catecumeno nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui, (cf. Rm 6, 3-4; Col 2, 12 ) quale “nuova creatura” (2Cor 5, 17; Gal 6, 15).

Questo sacramento è anche chiamato il “lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” (Tt 3,5 ), poiché significa e realizza quella nascita dall’acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno “può entrare nel Regno di Dio” (Gv 3, 5).

“Il Battesimo è il più bello e magnifico dei doni di Dio… Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d’immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso. Dono, poiché è dato a coloro che non portano nulla; grazia, perché viene elargito anche ai colpevoli; Battesimo, perché il peccato viene seppellito nell’acqua; unzione, perché è sacro e regale (tali sono coloro che vengono unti); illuminazione, perché è luce sfolgorante; veste, perché copre la nostra vergogna; lavacro, perché ci lava; sigillo, perché ci custodisce ed è il segno della signoria di Dio”[3].

3. Nuovo ordinamento del battesimo dei bambini (CCC 1250-1255)
 

In seguito all’annuncio del battesimo nel NT già nei primi secoli si sviluppa un rito complessivo del divenire cristiani, che è designato come iniziazione (inaugurazione, inserzione) cristiana. Esso compendia in un insieme di atti tutto ciò che noi oggi indichiamo con battesimo, confermazione ed eucaristia. Questi sacramenti vengono chiamati perciò anche sacramenti dell’iniziazione. Lo sviluppo storico portò nella Chiesa occidentale a separarli nettamente e a riceverli separatamente[4]. Anche quando a partire dal sec. IV divenne predominante il battesimo degli infanti, non si arrivò mai ad un vero rito del battesimo dei bambini che considerasse nel modo dovuto la situazione del bambino appena nato. Esso era e rimase fondamentalmente il rito battesimale per adulti insufficientemente adattato. Il Concilio Vaticano II ha il merito di avere introdotto sotto questo riguardo una modificazione fondamentale quando ha disposto: «Sia riveduto il rito del battesimo dei bambini e sia adattato alla loro reale con­dizione» (SC 67). In corrispondenza a quest’ordine la Congregazione per il culto divino pubblicò nel 1969 un nuovo rito del battesimo dei bambini. L’edizione italiana adattata apparve nel 1970 con il titolo di Rito del battesimo dei bambini. Le sue ampie premesse e i suoi riti formano la base delle riflessioni e delle spiegazioni che seguono.  

a) Giustificazione del battesimo dei bambini

Questo problema non è nuovo. La storia della Chiesa conosce sforzi di singoli gruppi per dichiararlo illegittimo e invalido e per soppiantarlo col battesimo degli adulti. La questione se il NT conosca e approvi la prassi del battesimo dei bambini o - come si dovrebbe dire più chiaramente - degli infanti, viene diversamente risolto dagli esegeti. A favore del battesimo dei bambini parla fin dagli inizi la constatazione di Origene: «La Chiesa ha ricevuto dagli apostoli la tradizione di dare il battesimo anche ai bambini»[5]. Dopo l’attacco del teologo protestante Karl Barth nel 1943 («una cosa profonda­mente anomala») la questione della sua giustificazione o della sua convenienza è di nuovo posta in discussione[6]. Il nuovo rituale nella sua Introduzione (= I) prende la posizione seguente: «La Chiesa, che ha ricevuto la missione di annunciare il vangelo e di battezzare, fin dai primi secoli ha conferito il battesimo non solo agli adulti, ma anche ai bambini. In forza della parola del Signore: “Se uno non rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3, 5), la Chiesa ha sempre ritenuto che i bambini non debbano essere privati del battesimo. Essi infatti vengono battezzati nella fede della Chiesa, professata dai genitori, dai padrini e dagli altri presenti al rito: questi rappresentano sia la Chiesa locale sia la società universale dei Santi e dei fedeli, la Chiesa madre, che tutta intera genera tutti e ciascuno» (I nr. 2).  

b) Colloquio prebattesimale e dilazione del battesimo

Il nuovo ordinamento del battesimo dei bambini si preoccupa di rendere consapevoli i genitori che chiedono il battesimo per il loro bambino dell’obbligo dell’educazione cristiana susseguente il sacra­mento. Ciò deve avvenire soprattutto attraverso un colloquio pre­vio. Ci possono essere genitori non «ancora preparati a fare la professione di fede, né ad assumere il compito di educare cristianamente i propri figli», «in questi casi spetta al parroco stabilire il momento per il battesimo» e anzi «le Conferenze Episcopali regionali possono, in aiuto ai parroci, emanare disposizioni pastorali, per fissare un più lungo periodo di preparazione al sacramento» (I nr. 8, 4 e 25). La conseguente dilazione del battesimo, che non è certo un rifiuto definitivo del battesimo, sottolinea come la Chiesa prenda sul serio il battesimo dei bambini con le sue conseguenze. Bisogna evitare tutto ciò che potrebbe rendere il battesimo un girare a vuoto, un piantare senza una susseguente cura e una possibilità di vita. Questa presa di posizione controbatte nello stesso tempo l’astioso rimprovero che la Chiesa nel mantenere il battesimo dei bambini sia interessata in prima linea a un gran numero di adepti e all’accrescimento di potenza esterna che vi è connesso[7]. 

c) Battesimo dei bambini e comunità

Se i genitori sono i primi aventi diritto e i primi responsabili per il battesimo e l’educazione cristiana dei loro bambini, un compito e una responsabilità importante tocca anche alla comunità locale rappresentante visibile della Chiesa universale. Il modo in cui fino a pochi decenni fa si celebrava il battesimo dei bambini in molti luoghi, lasciava in ombra la verità che non si tratta qui solo di un evento salvifico individuale, ma di un fatto che tocca profondamente la comunità dei credenti. Il nuovo ordinamento sottolinea il riferimento alla comunità e ne rileva la responsabilità. Il battesimo significa infatti inserimento nel popolo di Dio. Esso perciò deve cercare che secondo la volontà di Dio tutti gli uomini, possibilmente, vengano battezzati, e che questo inizio del dono della salvezza trovi la sua continuazione organica in una vita di fede nell’ambito della comunità ecclesiale. «E’ quindi molto importante che, già nella preparazione al battesimo, i catechisti e altri laici collaborino con i sacerdoti e i diaconi» (Introduzione generale = IG nr. 7). Chiaramente si pensa qui a colloqui con genitori indecisi perché di fede debole, ma si allude pure alla collaborazione nei già citati colloqui prebattesimali, che devono rendere i genitori più consapevoli del dono e dell’impegno costituito dal battesimo, e rafforzarli nella fede. Inoltre «è bene che nella celebrazione del battesimo il popolo di Dio, rappresentato non solo dai genitori, padrini e congiunti, ma possibilmente anche da amici, conoscenti, vicini di casa e membri della comunità locale, prenda parte attiva al rito; in tal modo si manifesta visibilmente la fede e la gioia con la quale tutti accolgono i neobattezzati nella Chiesa» (IG nr. 7). Così inoltre «appare chiaro che la fede, nella quale i bambini sono battezzati, è ricchezza non soltanto della famiglia, ma di tutta la Chiesa di Cristo» (I nr. 4). Per facilitare questa partecipazione da parte della comunità normalmente il batte­simo va celebrato nella chiesa parrocchiale; i battesimi negli ospedali e nelle cliniche possono essere considerati solo per motivi di salute o per motivi pastorali impellenti. «Per quanto è possibile, tutti i bambini nati entro un certo periodo di tempo siano battezzati nello stesso giorno con una sola celebrazione comune» (I nr. 26). In questo modo già in partenza c’è una grande probabilità che sia presente un’assemblea più grande. Inoltre il battesimo dovrebbe aver luogo nella cornice della Messa domenicale così che l’intera comunità possa prendervi parte e diventi chiara la stretta connessione tra battesimo ed eucaristia (IG nr. 9). La responsabilità della comunità rimane anche dopo la celebrazione del battesimo: «La Chiesa nella forma della comunità cristiana o della famiglia credente rende possibile, promuove e sostiene la decisione di fede del singolo, decisione che questi può mantenere solo nella comunità dei credenti»[8]. 

d) Ufficio dei padrini

Un particolare servizio personale nei confronti del bambino e dei suoi genitori consiste nell’assumere l’ufficio di padrino. La sua istitu­zione si ebbe già nei primi secoli cristiani in connessione col battesi­mo degli adulti e il relativo tempo di preparazione, il catecumenato. Il padrino aveva il compito di essere il garante, davanti alla comunità, della retta intenzione e della sincera conversione del catecumeni. Egli doveva mettere il suo protetto in relazione con la vita della comunità, rafforzarlo, con la parola e con l’esempio, nella fede e nella sequela di Cristo e assisterlo nei riti di preparazione e nella celebrazione del battesimo. Anche dopo il battesimo egli doveva rimanere vicino al nuovo membro del popolo di Dio per aiutarlo. Lo sviluppo storico (afflusso massiccio nella Chiesa a partire da Costantino, frequente differimento del battesimo fino a tarda età, aumento del battesimo dei bambini e appiattimento della coscienza cristiana) lentamente fece entrare in crisi il catecumenato e con esso l’ufficio dei padrini. Sul finire dell’antichità, quando il battesimo dei bambini già era predominante nell’impero romano, si è previsto anche per esso un padrino, anche se si era ancora chiaramente consapevoli che i genitori devo no essere considerati i primi responsabili del battesimo e dell’educazione dei loro figli. Nel rito del battesimo dei bambini questi padrini prendono sempre più il posto dei genitori e infine li soppian­tano del tutto. Ora sono i padrini e non più i genitori ad essere considerati come coloro che garantiscono per i figli e comunicano loro la fede. Questa notevole disattenzione per la relazione del bambino con i genitori, nel suo processo evolutivo spirituale-religioso, è condizionata innanzitutto da un’incongrua teoria riguardo alla parentela spirituale[9]. L’evoluzione conduce infine al risultato che i padri rimangono lontano dal battesimo dei loro bambini. Solo il nuovo rito del battesimo dei bambini del 1969 ha posto fine a questo sviluppo sbagliato, ristabilendo la giusta relazione tra genitori e padrini con l’affermazione: «Rientra nell’ordine stesso delle cose che il compito e l’ufficio dei genitori nel battesimo dei bambini abbia la preminenza a quello dei padrini» (I nr. 5). Nonostante questo primato dell’ufficio dei genitori, importanti funzioni nel rito e nella vita spettano ai padrini del battesimo anche se esse hanno significato più sussidiario. Il padrino è per così dire il rappresentante permanente dell’intera Chiesa e un mediatore visibile nei confronti della comunità. Inoltre un padrino può, in caso di pro­lungata malattia o di morte prematura dei genitori, prendersi cura del bambino battezzato; egli può affiancare i genitori nei problemi difficili dell’educazione e della scelta professionale e può fornire al figlioccio incoraggiamento e orientamento. Così egli può aiutare a rimediare agli effetti negativi di un certo isolamento in cui le piccole famiglie d’oggi possono venire a trovarsi.

Il nuovo ordinamento del battesimo presenta nei riguardi dei padrini le seguenti richieste:
- deve possedere, sul piano della fede e della vita, la maturità necessaria per l’ufficio di padrino, e deve trovarsi in un’età che a giudizio d’uomo gli permetta di esercitare il suo ufficio per un tempo abbastanza lungo (deve avere minimo 16 anni e non essere troppo anziano);
- deve aver già ricevuto i sacramenti del battesimo, della con­fermazione e dell’eucaristia;
- deve appartenere alla chiesa cattolica, essere praticante secondo il Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa;
- non deve frequentare o appartenere a movimenti o sette contrari alla Chiesa cattolica;
- non deve esser sposato solo civilmente, non deve convivere, non deve essere divorziato, né divorziato-risposato, non deve aver procurato il divorzio;
- non deve essere il padre o la madre del battezzando. Tuttavia un battezzato, nato e educato nella fede in Cristo in una comunità separata, può, se i genitori lo desiderano, essere ammesso come padrino o testimone cristiano del battesimo, accanto a un padrino a una madrina cattolici (IG nr. 10).

Se i genitori hanno difficoltà a trovare nella cerchia dei conoscenti un padrino con le qualità richieste, dovrebbe intervenire la comunità parrocchiale (consiglio parrocchiale). In caso di necessità i genitori possono anche rinunciare a un padrino se non se ne trova uno adatto (cf. CIC 1983 can. 872). E’ meglio infatti non avere alcun padrino che uno non all’altezza dei compiti previsti e che, come pura com­parsa, nuoce anziché giovare al credito dell’istituzione del padrino
 

e) Data del battesimo dei bambini

Fino al Medioevo avanzato le date preferite per il battesimo erano quelle della veglia di Pasqua e di Pentecoste, e in certe regioni anche la notte dell’Epifania. Si voleva così evidenziare lo stretto rapporto del battesimo con le grandi azioni salvifiche di Cristo. In conside­razione dell’alta mortalità infantile del passato e per la preoccupa­zione della salvezza dei bambini - c’era una teoria largamente diffusa, per la quale i bambini non battezzati andavano perduti (famoso limbo, di cui esistenza finalmente è stata negata dal papa Benedetto XVI) -  ­si venne all’uso e alla prescrizione di battezzare i bambini possibil­mente presto. Si interpretò così il quam primum (al più presto) del CIC 1917 (can. 770) nel senso di dover celebrare il battesimo nei primi giorni dopo la nascita. Con ciò, in tanti casi, la madre era praticamente esclusa dalla partecipazione. Per rendere possibile anche la sua presenza e per aver tempo sufficiente, per preparare i genitori (colloquio prebattesimale) e la cele­brazione stessa nel modo dovuto, il nuovo rituale del battesimo sta­bilisce che la celebrazione del battesimo abbia luogo nelle prime setti­mane dopo la nascita. Solo in pericolo di morte il bambino deve essere immediatamente battezzato. Allo scopo è previsto un rito abbreviato, che può essere compiuto anche da un laico. In pericolo di morte imminente è sufficiente aver l’intenzione di battezzare e versare l’acqua viva pronunciando contemporaneamente le parole del battesimo («N.… Io ti battezzo nel nome…»). Per rilevare il carattere pasquale del battesimo se ne raccomanda la cele­brazione nella Veglia Pasquale o in domenica, che è la celebrazione settimanale del Mistero pasquale. In ogni modo ogni celebrazione del battesimo deve avere un carattere pasquale.  

4. Rito del battesimo dei bambini: Struttura del rito

a) Riti di accoglienza
- Saluto dell’assemblea
- Dialogo con i genitori e i padrini
- Segno di croce sulla fronte dei bambini  

b) Liturgia della Parola
- Letture bibliche
- Omelia
- Preghiera dei fedeli
- Invocazione dei Santi
- Orazione di esorcismo e unzione prebattesimale

c) Liturgia del sacramento
- Preghiera e invocazione sull’acqua
- Rinuncia a Satana
- Professione di fede
- Battesimo

d) Riti esplicativi
- Unzione con il sacro Crisma
- Consegna della veste bianca e del cero acceso
- Rito dell’Effeta’

e) Riti di conclusione
- Preghiera del Signore
- Benedizione  

Ad a) Riti di accoglienza 
      
Il sacerdote o il diacono che battezza (= celebrante) in vesti liturgiche di colore festivo si reca all’ingresso o in altra parte della chiesa dove è riunita l’assemblea e la saluta con brevi parole. Quindi chiede ai genitori il nome del bambino. A una seconda domanda su che cosa chiedono alla Chiesa essi rispondono: «Il battesimo». In questo dialogo tuttavia sia il celebrante che i genitori non sono legati a quest’unica formulazione, ma domande e risposte possono avere un’altra forma di senso corrispondente. Già qui si può vedere una certa flessibilità, che ritorna in numerosi altri luoghi e che è prevista anche per le altre celebrazioni, specialmente per quelle dei sacramenti. Si spera di ottenere con essa una maggiore vivacità nel compimento del rito e una migliore possibilità di adattamento alle varie situazioni. Il celebrante ricorda poi ai genitori il loro dovere di educare il battezzando nella fede cristiana ed essi gli confermano la loro disponibilità. Viene quindi chiesto ai padrini se intendono aiutare i genitori in tale compito.
Dopodichè celebrante, genitori e padrini tracciano sulla fronte del bambino il segno di croce. L’imporre questo segno, una sorta di sigillo, deve testimoniare l’appartenenza a Cristo ed essere una rinuncia Satana, il quale è stato vinto dalla croce.   

Ad. b) Liturgia della Parola (CCC 1236)
Essa ha lo scopo di rafforzare la fede dei genitori e degli altri partecipanti, di approfondire la consapevolezza nei riguardi del battesimo e di invocare il frutto del sacramento. Durante le letture e l’omelia i bambini possono essere eventualmente portati in un luogo separato per non disturbare con i loro pianti l’attenzione dell’assemblea. Innanzitutto devono essere proclamate una o anche due letture, di cui una deve essere dal NT. L’ultima parte del rituale, il lezionario, contiene numerosi brani possibili. Nella scelta si deve tener conto della preferenza dei genitori e di eventuali situazioni famigliari. Se si fanno più letture, tra di esse si può eseguire un salmo con relativo ritornello. Anche a questo scopo il rituale offre una ricca scelta. Il celebrante tiene quindi una breve omelia su ciò che il battesimo rappresenta e sugli impegni che ne derivano. Dopo di essa si può eseguire un canto. Si può però anche fare una pausa di silenzio rimanendo al proprio posto. La preghiera dei fedeli (tre formulari a scelta) riguarda sia i battezzandi come i genitori, i padrini e i componenti dell’assemblea. Se ci sono le condizioni adatte, singoli membri dell’assemblea possono aggiungere proprie intenzioni a quelle formulate da chi esegue la preghiera. Ad essa segue l’invocazione dei Santi; ai Santi nominati se ne possono aggiungere altri (per es., i patroni del bambino e della chiesa). Il celebrante pronuncia quindi una delle due preghiere a scelta, che hanno il significato di un esorcismo: Dio liberi i battezzandi irretiti nella colpa e li renda tempio dello Spirito Santo (cf. CCC 1237).A conclusione di questa parte si ha l’unzione sul petto con l’olio dei catecumeni, preceduta da un’invocazione della potenza di Cristo. Nel mondo antico le unzioni con olio erano considerate come utili per procurare salute e forza (ad es. nella lotta).  

Ad.c) Liturgia del sacramento (CCC 1238)
L’assemblea si reca quindi al fonte battesimale o al battistero, dove il celebrante con brevi parole prepara alla benedizione dell’acqua battesimale. Solo nel tempo pasquale infatti viene usata per il battesimo ancora l’acqua solennemente benedetta nella Veglia Pasquale. Altrimenti essa è benedetta appositamente in ogni celebrazione. Col nuovo ordinamento c’è il vantaggio di non dover più usare per un intero anno la vecchia acqua, mescolata con olio, della Veglia Pasquale, la cui condizione dal punto di vista igienico ed estetico non poteva certo essere ottimale. C’è ora la prescrizione della Introduzione Generale (nr. 18): «L’acqua del battesimo deve essere naturale e pulita, sia per l’autenticità del segno sacramentale che per l’igiene». Viene anche espressamente ammessa la possibilità che l’acqua possa affluire e defluire dalla vasca o in altre parole che sia un’acqua fluente (viva). Senza dubbio torna così di nuovo possibile la forma originaria, in uso fino all’alto Medioevo, di battezzare il bambino non versandogli sul capo l’acqua (battesimo per infusione), ma immergendolo nell’acqua (battesimo per immersione), e ciò tanto più che oggi non ci sono particolari difficoltà a provvedere il fonte battesimale di acqua calda (non bollita però!). Per la benedizione dell’acqua sono previste tre formule a scelta.  Esse contengono sia la memoria delle passate azioni salvifiche di Dio (= anamnesi) sia la domanda della grazia battesimale (= epiclesi). Nel battesimo celebrato nel tempo pasquale, in cui si deve usare l’acqua benedetta nella Veglia Pasquale, viene richiamata con una speciale ­preghiera la benedizione già avvenuta precedentemente. La rinuncia a Satana e al peccato e la professione di fede dei genitori e padrini è da considerare come un’ulteriore e immediata preparazione al battesimo. Proprio i genitori e i padrini e non più come finora i bambini, vengono interrogati e resi responsabili. Nella monizione preparatoria il celebrante richiama l’attenzione sull’irrinunciabile obbligo dei genitori dell’educazione alla fede. Come testo per la rinuncia ci sono due formule. Le tre domande della professione di fede sviluppano il Credo apostolico. Originariamente, nei paesi occidentali, questo era la professione di fede del candidato al battesimo, mentre in Oriente si usava il Credo più lungo di Nicea-Costantinopoli (Credo della messa). Alla professione di fede dei genitori e dei padrini il celebrante dà il suo assenso insieme con la comunità presente pronunciando una breve formula; a essa se ne può sostituire un’altra simile o si può eseguire un canto col quale si proclami la fede. Inizia qui il vero e proprio atto battesimale (cf. CCC 1239) immergendo tre volte il bambino o versandogli tre volte sul capo l’acqua, e pronunciando le parole: «N ... , io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Questo è il rito battesimale essenziale, che in caso di necessità è sufficiente come valido battesimo. L’azione salvifica di Dio nel battezzato viene esplicata dall’acqua battesimale, poiché l’acqua è vista nella Bibbia come segno di purificazione e di vita. Dopo l’abluzione battesimale i fedeli presenti possono intervenire con una breve acclamazione. Al contrario dell’uso precedente si esprime il desiderio che i genitori stessi possibilmente portino il bambino o lo «lavino dal fonte», mentre i padrini possono porre su di lui la mano destra.  

Ad. d) Riti esplicativi
La successiva unzione sul capo col Crisma (cf. CCC 1241-1242), che una preghiera previa prepara e interpreta, ha un modello nell’unzione dei sacerdoti e dei re dell’Antico Testamento. Essa vuole evidenziare che secondo la pa­rola biblica di 1Pt 2, 9, il battezzato, quale membro del popolo di Dio, ha parte al sacerdozio regale di Cristo.La consegna della veste bianca (cf. CCC1243) è non solo un ricordo dei primi tempi della Chiesa quando i neobattezzati erano rivestiti di vesti bianche, che portavano poi nelle celebrazioni eucaristiche della settimana pa­squale. La veste bianca battesimale simboleggia che i battezzati sono diventati una nuova creatura e «si sono rivestiti di Cristo» (cf. Rm 13, 14 e Gal 3, 27). Il rituale esprime il desiderio che le singole famiglie preparino esse stesse questa veste battesimale, che però non deve essere fatta indossare al bambino prima di portarlo al battesimo.La consegna del cero battesimale, acceso dal padre o dal padrino al cero pasquale, vuole essere, come la preghiera concomitante fa capire, un segno che i neobattezzati sono diventati figli della luce e come tali devono camminare (cf. Ef 5, 8) per andare incontro al Signore che viene, con la luce della fede (cf. la parabola delle dieci vergini). Il rito dell’Effeta’ si riallaccia alla guarigione miracolosa di un sordomuto da parte di Gesù (cf. Mc 7, 32-37). Il celebrante tocca con il pollice le orecchie e la bocca del bambino e prega perché Gesù gli conceda di poter ascoltare presto la sua parola e di professare la fede.  

Ad. e) Riti di conclusione
Se lo spazio lo consente la comunità si reca dal fonte battesimale all’altare e nel tragitto può essere eseguito un canto battesimale. Dopo un’ammonizione nella quale il celebrante richiama il battesimo appena celebrato e accenna ai sacramenti della confermazione e dell’eucaristia ancora da ricevere, tutti insieme proclamano la Preghiera del Signore.Quindi il celebrante benedice (cf. CCC 1245) le madri dei bambini neobattezzati, i loro padri, i padrini e gli altri fedeli (tre formule a scelta). In conclusione è bene eseguire un canto pasquale; si può cantare anche il Magnificat. «Dove si è soliti portare i neobattezzati all’altare della Madonna, tale consuetudine si può mantenere» (Rito per il battesimo dei bambini, nr. 80). Riepilogando, si può considerare il presente rito del battesimo come un essenziale progresso nei confronti della prassi battesimale fin qui in uso. Qui per la prima volta si prende sul serio la reale situazione del bambino privo dell’uso di ragione. Questo rito non ha alcun dialogo con il bambino, che non può ancora pensare e parlare, bensì interpella i genitori e i padrini, li interroga sulla volontà di celebrare il battesimo, richiede la loro rinuncia a Satana e al peccato e la loro professione di fede. Certo in parecchi momenti del rito il celebrante parla anche al bambino (formula sacramentale, unzione con il sacro Crisma consegna della veste bianca e del cero acceso, rito dell’Effeta’). Ma ciò non è un dialogo finto, bensì una parola rivolta al bambino, poiché la Chiesa lo prende sul serio come una persona, così come fa anche la madre, senza che noi consideriamo il suo comportamento come irragionevole. Un altro pregio di questo rito è già stato più volte ricordato: poiché il bambino è battezzato nella fede dei genitori, sono essi i veri partners del dialogo, quando si tratta di stabilire la volontà di battezzare, quando è questione della rinuncia e della professione di fede. Qui i genitori sono chiamati ad assumersi le responsabilità del proprio battesimo e a impegnarsi per gli anni a venire a educare i bambini nella fede. Al contrario, il ruolo dei padrini, come si è già notato a proposito dei riti di accoglienza, diminuisce di importanza; essi hanno una funzione ausiliaria (sussidiaria). Questo rito battesimale, non da ultimo per le possibilità in esso previste di scelta e di strutturazione, può diventare una celebrazione comunitaria impressionante e commovente, adeguata all’intimo significato dell’evento. Per il bambino battezzato esso è l’inizio della sua storia di fede, che - per realizzarsi - ha bisogno anche dell’aiuto della comunità[11]. 

5. Iniziazione cristiana degli adulti (CCC 1247-1249)
 

a) Panorama storico
La cristianità fece ben presto l’esperienza che l’itinerario di un adulto alla fede e alla Chiesa rappresenta un processo di crescita, che richiede un tempo piuttosto lungo e di regola ha bisogno anche di aiuti istituzionali. La vita cristiana comporta che ci si eserciti e sia dia prova di sé, e ciò può avvenire di solito solo nella concreta comunità locale. Così già alla fine del sec. II si sviluppò l’istituzione del catecumenato per i candidati al battesimo. Ippolito di Roma nella sua Tradizione Apostolica già all’inizio del sec. III ci dà una visione precisa della struttura del catecumenato a Roma, centro della Chiesa occidentale. Esso aveva una durata media di tre anni. In questo tempo i candidati al battesimo ricevevano istruzioni sulla fede (catechesi) che si concludevano con la preghiera e l’imposizione delle mani. Alcune settimane prima della celebrazione del battesimo nella Veglia Pasqua­le, di solito all’inizio della Quaresima, iniziava un periodo di preparazione intensiva, il cosiddetto tempo dei competenti (competenti = candidati; a Roma essi si chiamavano anche electi = scelti). Al suo inizio c’era un esame della condotta di vita. Questo periodo era contrassegnato da una frequente partecipazione alla liturgia della Parola e da numerosi altri atti liturgici: esorcismi, imposizioni delle mani, imposizioni del segno della croce, consegna della Professione di fede e del Padre nostro, degustazione del sale benedetto ecc. I tre “sacramenti dell’iniziazione” (battesimo, confermazione, eucaristia) erano ricevuti nella Veglia Pasquale. L’intera settimana di Pasqua era per i neofiti (neonati) il tempo della mistagogia, nel quale essi dovevano familiarizzarsi profondamente col mistero di Cristo e della comunità e nel quale i sacramenti dell’iniziazione erano loro spiegati con maggior precisione (“catechesi mistagogiche”).Quando il catecumenato diviso in più gradi, con le conversioni in massa dell’epoca postcostantiniana, entrò in crisi progressiva e decadde, furono mantenuti nella maggior parte gli elementi e i testi liturgici ma, non più suddivisi nel tempo, furono compressi in un unico rito battesimale. Dopoché da molte parti si erano levate lagnanze per questo rito inadatto, nel 1962 la Congregazione dei Riti rese possibile dividerlo in sette gradi senza però effettuare variazioni di contenuto. Il Vaticano II affrontò il problema in profondità e ordinò di ripristinare un catecumenato diviso in più gradi per adulti e par fanciulli in età scolare (SC 64-66; AG 14)[12]. Il nuovo Ordo apparve il 6 gennaio 1972 e la sua seconda edizione corretta nel 1974; l’edizione italiana fu pubblicata nel 1978 con il titolo Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti. Il modello romano, dopo le premesse, presenta il rito del catecumenato secondo i vari gradi, quindi un rito più semplice, un rito più breve in pericolo di morte, indicazioni per la preparazione degli adulti battezzati da bambini che non hanno ricevuto la catechesi, un rito dell’iniziazione dei fanciulli nell’età del catechismo e, in appendice, il rito dell’ammissione alla piena comunione della Chiesa cattolica di coloro che sono già stati validamente battezzati. La visione d’insieme che segue si riferisce solo al primo rito solenne del catecumenato e dell’iniziazione.  

b) Ordinamento del catecumenato e dell’iniziazione
L’edizione tipica designa come precatecumenato quel periodo nel quale si risveglia in una persona il primo interesse per la fede cri­stiana, sorgono contatti con persone credenti o anche con gruppi cri­stiani, e lentamente si sviluppa un inizio di fede e la disposizione alla conversione. A questo punto è assolutamente importante che tali “simpatizzanti” si sentano accolti da un ambiente cristiano e sperimen­tino la franchezza e l’amore cordiale della comunità cristiana. Ma non è ancora il momento di un rito preciso. Il catecumenato vero e proprio, dapprima nel senso di una prepa­razione piuttosto lontana all’iniziazione, inizia con il Rito dell’am­missione al catecumenato. Se infatti l’inclinazione alla fede cristiana si è rafforzata a tal punto da poter parlare di una iniziale fede in Cristo, ed è maturata la decisione di chiedere l’ammissione alla Chiesa, allora può aversi effettivamente l’ammissione nel gruppo dei catecu­meni. Nell’atrio della chiesa o in un altro luogo corrispondente, i candidati vengono presentati, da parte dei loro amici e conoscenti, che fino allora li hanno accompagnati nel loro cammino, alla comu­nità locale o ai suoi rappresentanti e vengono interrogati dal cele­brante sulla loro decisione. Coloro che fino a quel punto hanno accompagnato e aiutato i candidati nel loro itinerario, testimoniano la loro disposizione a cercare e a seguire Cristo. Costoro vengono chiamati perciò garanti (latino: sponsores); essi vengono pregati di stare accanto anche in seguito ai candidati per aiutarli. Dopo una preghiera di ringraziamento il celebrante (ed eventualmente anche i garanti e altri) traccia sulla fronte dei candidati il segno di croce e li accompagna in chiesa. Dopo una liturgia della Parola viene con­segnato ai catecumeni un Vangelo o anche un crocifisso. Nella successiva preghiera per i catecumeni questi vengono particolarmente rac­comandati alla grazia di Dio. Dopo il rito i nomi dei candidati, che già ora in certo grado appartengono alla Chiesa - «la Madre chiesa li circonda del suo affetto e delle sue cure come già suoi figli» (I nr. 18) -  sono inseriti nel Libro dei catecumeni. Il tempo che segue deve servire per maturare nella fede e nella vita cristiana. Allo scopo sono d’importanza decisiva innanzi tutto i contatti personali e i colloqui nella cerchia dei catecumeni. In tale gruppo hanno luogo anche le particolari catechesi, che insieme ai citati colloqui sulla fede devono servire alla crescita della fede stessa. Dopo tali catechesi e le liturgie della Parola delle celebrazioni eucaristiche domenicali sono previste determinate orazioni di esorcismo e benedizioni dei catecumeni. In questo periodo i candidati devono cercarsi dei padrini adatti[13]. Il tempo della preparazione prossima al battesimo comincia in genere con il mercoledì delle ceneri o con la prima domenica di Quaresima. L’ammissione al battesimo presuppone che il candidato abbia compiuto una vera conversione, conosca sufficientemente la fede cristiana e sia saldo nella fede e nell’amore. Su ciò i membri del gruppo catecumenale  devono dare un giudizio conveniente. L’ammissione al battesimo avviene in una celebrazione liturgica detta anche Rito dell’elezione o dell’iscrizione del nome. I candidati stessi si chiamano ora electi (= scelti) o competenti. Il rito dell’elezione comincia con la presentazione dei candidati e la testimonianza dei padrini. Dopoché i candidati interrogati hanno dichiarato solennemente di voler ricevere i tre sacramenti dell’iniziazione essi confermano questa decisione con l’iscrizione dei loro nomi in un apposito libro. I padrini sono invitati come segno di disponibilità al loro compito, a «porre la mano sulla spalla dei rispettivi candidati» (nr. 147). Con la preghiera per gli eletti, alla fine della quale il celebrante impone le mani sui catecumeni, termina questo rito dell’elezione o dell’iscrizione del nome. Le sei settimane seguenti fino alla Veglia Pasquale sono chiamate il tempo della purificazione e dell’illuminazione e sono accompagnate da riti corrispondenti. Si tratta innanzitutto degli “Scrutini” o “grandi esorcismi”; essi possono considerarsi celebrazioni penitenziali. Attraverso orazione silenziosa e preghiere litaniche con imposizione delle mani i candidati devono essere rafforzati nel loro sforzo per rinunciare al male e aderire più strettamente a Cristo. Solo l’esperienza della comunità dovrà chiarire quanti dei tre scrutini previsti (dopo l’omelia delle domeniche 3, 4 e 5 di Quaresima) possono effettivamente essere celebrati. Altri riti di questo periodo sono le “Consegne” della professione di fede e del Padre nostro. Esse possono aver luogo nel quadro di una Messa feriale dopo la 3 o la 5 domenica di Quaresima. Si tratta qui di riti che si erano sviluppati nell’antichità cristiana. Oggi questa consegna potrebbe av­venire nella forma di una meditazione di questi testi. Nel modello dato da Roma è previsto per il Sabato santo mattina una speciale liturgia della Parola con parecchi riti (rito dell’Effeta’, riconsegna [redditio] della professione di fede, imposizione di un nuovo nome [nome di battesimo] e, secondo le circostanze, ancora l’unzione con l’olio dei catecumeni, anticipata dalla Veglia Pasquale). Il compimento di tutti questi riti appare problematico. Le prime esperienze nel campo dell’iniziazione degli adulti hanno messo in chiaro che ci sono limiti nella capacità di tolleranza e di assimilazione, sia nei catecumeni sia specialmente nelle comunità, che non devono essere superati. La vera celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione nella Veglia Pasquale, alla quale la comunità dovrebbe essere preparata con omelie e conversazioni adatte, comincia, dopo un’ammonizione del celebrante, con le litanie dei Santi. Segue la benedizione dell’acqua, la rinunzia a Satana e al peccato, la professione di fede e l’atto battesimale vero e proprio. La successiva unzione del capo con il Crisma (v. battesimo dei bambini) viene omessa se nello stesso rito si ha la celebrazione della confermazione. Dei riti esplicativi rimane allora solo la consegna della veste bianca e quella del cero acceso, del cui simbolismo si è già parlato a proposito del battesimo dei bambini. Nella celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione, ministro della confermazione è lo stesso sacerdote che battezza. Nella celebrazione dell’eucaristia che segue, l’iniziazione raggiunge il suo punto culminante e il suo compimento. Si ha qui una particolare attenzione per i neofiti e i padrini: questi, e insieme con essi i famigliari dei neofiti ricevono la comunione sotto le due specie. Ciò che si è realizzato nei neofiti nel catecumenato e nella Veglia Pasquale deve, nel tempo tra Pasqua e Pentecoste essere oggetto di esercitazione e di approfondimento. Si parla  perciò anche del tempo della mistagogia, della penetrazione più profonda nel Mistero di Cristo, che deve portare nello stesso tempo a crescere insieme con la comunità. Al termine di questa «grande ottava di Pasqua» (= sette settimane) è prevista una celebrazione, eventualmente anche con solennità esterna. E’ desiderabile che nell’anniversario dell’iniziazione si faccia un incontro dei nuovi “cittadini” del popolo di Dio, nel quale si dovrebbe arrivare a uno scambio di esperienze. Il vescovo deve cercare di mantenersi in stretto contatto con i nuovi membri della Chiesa e, specialmente se non ha potuto presiedere di persona la celebrazione dell’iniziazione, procuri di celebrare con essi almeno una volta l’anno l’eucaristia. Talvolta si sono svalutati gli sforzi per ripristinare il catecumenato diviso in più gradi facendoli passare come archeologismo e hobby di storici della liturgia. Certo non tutto l’antico è meglio del nuovo. In questo caso però il fatto è che la preparazione ai sacramenti dell’iniziazione non può essere solo un processo di apprendimento intellettuale, ma deve essere anche un insegnamento pratico sulla fede e la vita secondo la fede. Ciò ha bisogno però di un tempo sufficiente­mente lungo, di un tempo di sperimentazione e di prova, perché non si diffonda di nuovo un cristianesimo superficiale come nell’epoca costantiniana e al tempo delle conversioni in massa delle stirpi ger­maniche. La ricchezza teologico-spirituale dei sacramenti dell’inizia­zione è anche così grande che ha bisogno di essere dispiegata nel tempo e assimilata per gradi[14] 

6. Chi può battezzare? (CCC 1256) 

I ministri ordinari del Battesimo sono il vescovo e il presbitero, e, nella Chiesa latina, anche il diacono (CIC 861§1)[15]. In caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l’intenzione richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria. L’intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio (cf. 1Tm 2, 4) e nella necessità del Battesimo per la salvezza (cf. Mc 16, 16)[16].

7. Necessità del battesimo (CCC 1257-1261) 

Bisogna sottolineare che lo stesso Signore Gesù afferma che il Battesimo è necessario per la salvezza (Cf. Gv 3, 5). Per questo ha comandato ai suoi discepoli di annunziare il Vangelo e di battezzare tutte le nazioni (cf. Mt 28, 19-20)[17].

Il Battesimo è necessario alla salvezza per coloro ai quali è stato annunziato il Vangelo e che hanno avuto la possibilità di chiedere questo sacramento (cf. Mc 16, 16). Il CCC dice che la “Chiesa non conosce altro mezzo all’infuori del Battesimo per assicurare l’ingresso nella beatitudine eterna; perciò si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far rinascere «dall’acqua e dallo Spirito» tutti coloro che possono essere battezzati. Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato ai suoi sacramenti” (1257).

Nella GS nr. 22 leggiamo che “Cristo è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col Mistero pasquale”. Di conseguenza: ogni uomo che, pur ignorando il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, cerca la verità e compie la volontà di Dio come la conosce, può essere salvato. E’ lecito supporre che tali persone avrebbero desiderato esplicitamente il Battesimo, se ne avessero conosciuta la necessità (CCC 1258).

8. Grazia del battesimo (CCC 1262-1270)  

I due effetti principali sono la purificazione dai peccati e la nuova nascita nello Spirito Santo (cf. At 2, 38; Gv 3, 5; CCC 1262).Gli altri effetti:

a) la remissione dei peccati, cioè il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato. In coloro che sono stati rigenerati, infatti, non rimane nulla che impedisca loro di entrare nel Regno di Dio, né il peccato di Adamo, né il peccato personale, né le conseguenze del peccato, di cui la più grave è la separazione da Dio (CCC 1263). “Rimangono tuttavia nel battezzato alcune conseguenze temporali del peccato, quali le sofferenze, la malattia, la morte, o le fragilità inerenti alla vita come le debolezze del carattere, ecc., e anche un’inclinazione al peccato che la Tradizione chiama la concupiscenza, o, metaforicamente, «l’incentivo del peccato»” (CCC 1264).

b) il neofita diventa “una nuova creatura” (2Cor 5, 17 ), un figlio adottivo di Dio (cf. Gal 4, 5-7) che è divenuto partecipe della natura divina (cf. 2Pt 1, 4), membro di Cristo (cf. 1Cor 6, 15; 1Cor 12, 27) e coerede con lui (cf. Rm 8, 17), tempio dello Spirito Santo (cf. 1Cor 6, 19); = CCC 1265).

c) il battezzato riceve la grazia santificante, la grazia della giustificazione che lo rende capace di credere in Dio, di sperare in lui e di amarlo (virtù teologali); gli dà la capacità di vivere e agire sotto la mozione dello Spirito Santo per mezzo dei doni dello Spirito Santo; gli permette di crescere nel bene per mezzo delle virtù morali (CCC 1266). Tutta la vita soprannaturale del cristiano ha la sua radice nel santo Battesimo.

d) il battesimo ci fa membra del Corpo di Cristo; incorpora alla Chiesa (CCC 1267). San Paolo dice: “In realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo” (1Cor 12, 13).

e) i battezzati diventano “pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo” (1Pt 2, 5). Per mezzo del Battesimo sono partecipi del sacerdozio di Cristo, della sua missione profetica e regale, sono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui” che li “ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1Pt 2, 9). Il Battesimo rende partecipi del sacerdozio comune dei fedeli (CCC 1268).

f) essendo membro della Chiesa il battezzato non appartiene più a se stesso (cf. 1Cor 6, 19), ma a colui che è morto e risuscitato per noi (cf. 2Cor 5, 15). Perciò è chiamato a sottomettersi agli altri (cf. Ef 5, 21; 1Cor 16, 15-16), a servirli (cf. Gv 13, 12-15) nella comunione della Chiesa, ad essere “obbediente” e “sottomesso” ai capi della Chiesa (cf. Eb 13, 17) e a trattarli “con rispetto e carità” (cf. 1Ts 5, 12-13).

Come il Battesimo comporta responsabilità e doveri, allo stesso modo il battezzato fruisce anche di diritti in seno alla Chiesa: quello di ricevere i sacramenti, di essere nutrito dalla Parola di Dio e sostenuto dagli altri aiuti spirituali della Chiesa (CCC 1269; LG 37; CIC 208-223).

“Rigenerati (dal battesimo) per essere figli di Dio, (i battezzati) sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa” (LG 11) e “a partecipare all’attività apostolica e missionaria del Popolo di Dio” (LG 17; AG 7; 23).

9. Vincolo sacramentale dell’unità dei cristiani (CCC 1271)  

Il battesimo costituisce il fondamento della comunione tra tutti i cristiani, anche con quanti non sono ancora nella piena comunione con la Chiesa cattolica: “Quelli infatti che credono in Cristo ed hanno ricevuto debitamente il battesimo, sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica… Giustificati nel battesimo dalla fede, sono incorporati a Cristo, e perciò sono a ragione insigniti del nome di cristiani, e dai figli della Chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti come fratelli nel Signore” (Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 3). “Il battesimo quindi costituisce il vincolo sacramentale dell’unità che vige tra tutti quelli che per mezzo di esso sono stati rigenerati” (Idem., 3).

10. Sigillo spirituale indelebile (CCC 1272-1274)  

Incorporato a Cristo per mezzo del Battesimo, il battezzato viene conformato a Cristo (cf. Rm 8,29). Il battesimo segna il cristiano con un sigillo spirituale indelebile (“carattere”) della sua appartenenza a Cristo. Questo sigillo non viene cancellato da alcun peccato, sebbene il peccato impedisca al battesimo di portare frutti di salvezza. Conferito una volta per sempre, il battesimo non può essere ripetuto.

Incorporati alla Chiesa per mezzo del battesimo, i fedeli hanno ricevuto il carattere sacramentale che li consacra per il culto religioso cristiano (Cf. LG 11). Il sigillo battesimale abilita e impegna i cristiani a servire Dio mediante una viva partecipazione alla santa Liturgia della Chiesa e “a esercitare il loro sacerdozio” battesimale “con la testimonianza di una vita santa… e con una operosa carità” (LG 11).

Il “sigillo del Signore”[18] è il sigillo con cui lo Spirito Santo ci ha segnati “per il giorno della redenzione” (Ef 4, 30). “Il Battesimo, infatti, è il sigillo della vita eterna”[19] (CCC 1274).
   


[1]E. Stauffer, Die Theologie des Neuen Testamentes, Stuttgart 1948, 139-141.
[2]K. Rahner – H. Vorgrimler, Art. Taufe, in Kleines theol., Wörterbuch, Freiburg i.Br. 19697, 349.
[3] San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 3-4: PG 36, 361C.
[4] Esposizione diffusa in A. Stenzel, Die Traufe. Eine genetische Erklärung der Taufliturgie, Innsbruck 1958 [trad. it: Il Battesimo, Ed. Paoline].  
[5]Comm. in Epist. ad Rom. V, 9, a Rm 6, 5-7: MPG 14, 1047.
[6] Cf. W. Kasper (a cura di), Christsein ohne Entscheidung, oder soll die Kirche Kinder taufen?, Mainz 1970; W. Molinski, Diskussion um die Taufe, München 1971; K. Lehmann, Gegenwart des Glaubens, Mainz 1974, specialmente 213-228 [trad. it., Presenza della fede, Queriniana, Brescia, specialmente 256-271].
[7] Cf. E. Nagel, Kindertaufe und Taufaufschub, Frankfurt a.M 1980.
[8] Sinodo di Würzburg, Risoluzione: Pastorale dei Sacramenti B 1.1.3 (Synode 244).
[9] Maggiori particolari in A. Adam, Erwägungen zum Patenamt bei Taufe und Firmung, in Zaichen des Glaubens 415-428.
[10] Cf. Idem., 422-424.
[11]Ulteriore bibliografia sul rito del battesimo dei bambini: B. Fischer, Die Intentionen bei der Reform des Erwachsenen und Kindertaufritus, in Liturgisches Jahrbuch 21(1971), 65-75; J. Jorissen – H.B. Meyer, Die Taufe der Kinder, Innsbruck 1972.  
[12] AG = Ad gentes, Decreto del Vaticano II sull’attività missionaria della Chiesa (7 dicembre 1975).
[13] Si veda l’esempio della Chiesa di Würzburg: «La durata del catecumenato dipende interamente dalla situazione dei catecumeni. Di regola si richiederà almeno un anno. Quando è arrivato il momento di chiedere l’ammissione al battesimo, la comunità catecumenale insieme con il catecumeno esprime un giudizio. Questi allora si sceglie nella comunità un padrino di battesimo che gli è stato particolarmente vicino mentre si esercitava nella vita cristiana, e ora può testimoniare della fede vissuta del catecumeno. L’esercizio dell’ufficio di padrino da parte di un gruppo è possibile ed è particolarmente consigliabile quando il catecumeno ha fatto le sue prime esperienze di fede in un gruppo giovanile, in un gruppo di famiglie o in una famiglia amica» (cf. Sinodo di Würzburg, Risoluzione: Pastorale dei Sacramenti B 2.2 (Synode 249s). 
[14]Ulteriore bibliografia: M. Probst (a cura di), Katechumenat heute..., Einsiedeln 1979; D. Zimmermann, Die Erneuerung des Katechumenats in Frankreich und seine Bedeutung für Deutschland (Diss. Ms.), Münster 1974; G. Wainwright, Christliche Initiation in der ökumenischen Bewegung, in Liturgisches Jahrbuch 27(1977), 193-216; A. Kavanagh, Christliche Initiation in der nachkonziliaren Kirche, in Liturgisches Jahrbuch 28(1978), 1-10; un sussidio pratico per il battesimo di fanciulli nell’età del catechismo: Deutscher Katechetenverein (a cura di), Taufe und Erstkommunion, München 1984.
[15] Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 677§1.
[16] Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1315; Nicolò I, Risposta «Ad consulta vestra»: Ibid., 646; CIC 861§2.
[17] Cf. Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1618; LG 14; AG 5.
[18]Dominicus character: Sant’Agostino, Epistulae, 98, 5: PL 33, 362.
[19] Sant’Ireneo di Lione, Demonstratio apostolica, 3.
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